
È il momento di fare un po’ di decluttering digitale La tecnologia ci ha dato l’illusione di uno spazio infinito, ma liberarsi di vecchie chat, email e fotografie può far bene a noi e all’ambiente
Sono un’accumulatrice seriale di ricordi. Qualcuno direbbe che abbia a che fare con il mio segno zodiacale, il Cancro, e la sua naturale tendenza a restare ancorato al passato. Quelli come me guardano con una certa diffidenza chi cestina i biglietti di auguri, elimina vecchie foto o si dedica con costanza al decluttering digitale o fisico. Al contrario, teniamo tutto. È spesso un vantaggio, perché capita non di rado di tuffarsi nei meandri delle chat d’archivio alla ricerca di informazioni che ci sfuggono, dal nome di un ristorante che ci era stato consigliato alla data precisa di un episodio che stiamo raccontando. Il digitale ha reso senza dubbio questo processo più agevole, perché ha eliminato - almeno apparentemente - l’occupazione dello spazio fisico. Eppure leggere questo articolo mi ha portato a farmi una domanda: ci fa davvero bene tenere tutto? Oppure, ogni tanto, sarebbe più sano interrompere il dialogo con il passato?
Il decluttering digitale contro l'archivio infinito sui nostri smartphone
C’è stata un’epoca - molti di voi lo ricorderanno - in cui la memoria di un cellulare non era illimitata (non lo è neanche oggi, a ben vedere, anche se ora è possibile pagare per espanderla). Conservare un messaggio significava spesso doverne eliminare un altro. Si passavano interi pomeriggi a stabilire gerarchie affettive: il messaggio della prima cotta o quello della nostra migliore amica? Con l’evoluzione dei dispositivi, lo spazio di archiviazione si è progressivamente ampliato, fino a darci l’illusione di poter accogliere ogni nostro cimelio digitale. Oggi, non dovendoci più preoccupare dell’ingombro, archiviamo foto superflue, registriamo video che non rivedremo mai e conserviamo messaggi ed email privi di un reale valore.
@drcourtneypare Do you relate!? Digital hoarding may involve saving excessive emails, photos, articles, blogs, posts, audiobooks, podcasts, etc. More often than not, this material is never used or revisited. While it often starts off as a benign behavior, it can have a significantly negative impact on ones mental health and overall well being. While parting with data can be difficult, with the right support it can be done! #hoardingdisorder #digitalhoarder #hoarding #adhdtok #adhdawareness #ocdawareness #obsessivecompulsivedisorder #ocdtok #ocd Dandelions (slowed + reverb) - Ruth B. & sped up + slowed
In balia del digital hoarding
Questo comportamento ha un nome: digital hoarding. Un accumulo costante di dati, file, messaggi e contenuti che non risponde necessariamente a un bisogno reale, ma a una forma di precauzione permanente. Conserviamo "nel caso serva", per paura di perdere informazioni, prove, riferimenti, o semplicemente versioni passate di noi stessi. In un ecosistema che non ci impone più limiti, il gesto di cancellare diventa innaturale, mentre quello di accumulare ci appare neutro e privo di conseguenze. Non sorprende, quindi, che la soluzione più gettonata non sia la cancellazione, ma l’organizzazione. Archiviare invece di eliminare, creare cartelle, etichette, filtri. Mettere ordine senza rinunciare a nulla. L’organizzazione digitale viene spesso presentata come una forma di equilibrio: non cancellare tutto, ma nemmeno lasciare che il caos prenda il sopravvento. Eppure, questa strategia rischia di essere solo un compromesso apparente. Perché organizzare non significa ridurre, ma semplicemente rendere il disordine più presentabile.
@emmaorhun thinking out loud. looking for hypotheses
Clair de lune - Debussy , Soft Piano(1076685) - Noi m knot
L’impatto del digitale non si vede, ma c’è
A questo punto la domanda smette di essere solo psicologica o emotiva e diventa anche materiale. Perché l’idea che il digitale non occupi spazio è, appunto, un’illusione. I messaggi che conserviamo, le email che archiviamo, le foto che non cancelliamo non scompaiono in un vuoto astratto: vengono salvati in server fisici, ospitati in data center che consumano energia, richiedono sistemi di raffreddamento e hanno un impatto ambientale concreto. Il peso dei nostri ricordi digitali non è visibile, ma esiste. Continuare ad accumulare dati contribuisce a una domanda crescente di spazio di archiviazione e potenza di calcolo; e anche quando non interagiamo attivamente con quei contenuti, mantenerli online ha un costo energetico. In questo senso, il decluttering digitale - ovvero la cancellazione sullo smartphone o sul pc di chat, email, file, foto e app - non è solo una questione di ordine mentale o di benessere individuale, ma anche di responsabilità collettiva. Così come la scelta di conservare tutto non è neutra, anche se ci appare tale.
@internet.hoarder Don’t know what exactly this mood is tho #productivity #digitalorganization #adhd original sound - bollybeo
Imparare a lasciare andare
Il paradosso è evidente: abbiamo iniziato a conservare tutto perché lo spazio sembrava infinito, ma proprio questa abbondanza ci ha privati della capacità di attribuire valore. Nell’epoca dei limiti tecnici, ogni messaggio salvato era una decisione. Oggi, l’assenza di vincoli ha trasformato la memoria digitale in un archivio indistinto, dove tutto ha lo stesso peso e, allo stesso tempo, nulla sembra davvero importante. Per questo ogni tanto è importante prendersi un po’ di tempo e porsi delle domande: questo merita davvero di restare? Mi serve ancora? Dice qualcosa di chi sono oggi? Un modo per riconoscere che anche il digitale va abitato, non semplicemente occupato. E che, a volte, fare spazio - nella memoria di un telefono come in quella personale - significa lasciare andare qualcosa che non ci rappresenta più.




















































