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Il dibattito sul congedo mestruale si apre anche in Italia

Mentre dalla UE arriva il via libera per abolire la Tampon Tax, in Italia parte una petizione a favore dello smart working

Il dibattito sul congedo mestruale si apre anche in Italia Mentre dalla UE arriva il via libera per abolire la Tampon Tax, in Italia parte una petizione a favore dello smart working

Il passo importantissimo per il women empowerment e la Menstrual Revolution fatto in Spagna qualche settimana fa in merito al diritto al congedo per le mestruazioni dolorose con permesso retribuito ha fatto sperare anche l'Italia. Dopo i vari tentativi di proposte di legge falliti negli ultimi anni, il dibattito sul tema nel nostro paese è ripartito con una petizione lanciata su Change.org che chiede il diritto allo smart working per chi soffre di dismenorrea e mestruazioni dolorose e invalidanti. Nel testo della raccolta firme - al momento arrivate quasi a 3700 - si legge, la proposta che richiede lo smart-working per l'80% delle donne italiane che soffrono di dolore mestruale, ad oggi costrette ad assentarsi da lavoro e usufruire di giornate di malattia non pagata, e una richiesta di riconoscimento dello smart-working come lavoro e non come "vacanza": 

"Se c'è una cosa che questi anni di pandemia ci hanno insegnato è che lavorare in smart working non solo è assolutamente possibile ma anche assolutamente efficiente ed efficace. […] È sicuramente corretto rendere ufficialmente e legalmente riconosciuta la possibilità di lavorare in smart working o telelavoro durante i 2/3 giorni di picco del ciclo."

Alexa Altieri, la promotrice della petizione, sottolinea l’importanza che questo provvedimento potrebbe avere per le donne con ciclo particolarmente doloroso, in pre-menopausa o a disagio con il proprio malessere in un luogo di lavoro.

La speranza è che la petizione abbia la stessa fortuna delle campagne di sensibilizzazione e di divulgazione lanciate sui social, come quella svolta da Giorgia Soleri e dal Comitato vulvodinia e neuropatia del pudendo che ha permesso loro di presentare lo scorso 3 maggio alla Camera dei Deputati un testo di legge finalizzato al riconoscimento della vulvodinia e della neuropatia del pudendo come malattie croniche ed invalidanti, e al loro inserimento nei Livelli Essenziali di Assistenza garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale.

Un’altra importante battaglia che riguarda sia la salute femminile sia il gender gap è quella per l’abolizione della Tampon Tax. Ora il traguardo sembra più vicino. Il 5 aprile 2022, infatti, l’Unione Europea ha modificato la direttiva 112 del 2006 che stabiliva che anche per prodotti definiti essenziali l’aliquota non avrebbe potuto essere inferiore al 5%. Togliere questo vincolo apre di fatto ai singoli stati membri, e quindi anche all’Italia, la possibilità di ridurre ulteriormente o eliminare del tutto la tassazione sui prodotti di igiene mestruale

Nel mondo i paesi ad aver ottenuto questo traguardo sono molti, come ad esempio Inghilterra, Irlanda, India, Giamaica, Libano, Nicaragua, Nigeria e Tanzania; mentre in Francia la Tampon Tax è stata ridotta nel dicembre 2015, scendendo dal 20% al 5,5% e in Belgio è passata dal 21% al 6% nel 2018. In Italia l’iter è stato lungo e complesso, ma dopo anni nei quali sui prodotti legati al ciclo veniva applicata la stessa iva dei generi di lusso, ad ottobre 2022 l'aliquota è passata dal 22% al 10% su assorbenti e tamponi per l'igiene mestruale non compostabili (mentre i compostabili erano già al 5%).