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Zendaya risponde alle accuse sulle ultime puntate di Euphoria

"Lo show non è una fiaba morale" dice l'attrice

Zendaya risponde alle accuse sulle ultime puntate di Euphoria  Lo show non è una fiaba morale dice l'attrice

Un episodio crudo, denso e pieno di verità il quinto, quello uscito domenica 6 sera negli Stati Uniti e lunedì 7 mattina alle 3 in versione originale. La serie TV americana si fa sempre più difficile da guardare per chi è nel pieno dell'adolescenza, e rende realisticamente le problematiche legate alla droga, alle relazioni amicali, alle rivalità e alle dipendenze di qualsiasi tipo che si possono verificare ai tempi del liceo. L'associazione americana Drug Abuse Resistance Education Program, o D.A.R.E aveva accusato Euphoria, il cast ed il regista Sam Levinson di rendere glamour il consumo di droghe, la tossicodipendenza nelle scuole superiori e altri comportamenti distruttivi del mondo di oggi rilasciando uno statement ufficiale pubblicato il 26 gennaio, a cui Zendaya ha risposto pubblicamente, difendendo Rue e la serie:

"La mia speranza verso  le persone che guardano la serie è che vedano ancora Rue come una persona degna del loro amore. E degna del loro tempo e che ha ancora possibilità di redimersi. Spero che vedano ancora il bene in lei anche se non riesce a vederlo in se stessa. E 'importante che i personaggi siano imperfetti [...] E ricordate che noi non siamo il peggior errore che abbiamo fatto. E che la redenzione è possibile."

Il post condiviso ieri, parla del suo personaggio e della sua evoluzione in negativo. In quanto protagonista con ruolo centrale per la rappresentazione della tossicodipendenza, la celebre attrice in continua ascesa si è schierata in difesa dello storyline parlando ad Entertainment Weekly:

"Il nostro show non è in alcun modo una favola morale creata per insegnare alle persone come vivere la loro vita o cosa dovrebbero fare. Semmai, la sensazione che c'è dietro Euphoria, o quello che abbiamo sempre cercato di comunicare, è aiutare le persone a sentirsi un po' meno sole nella loro esperienza e nel loro dolore [quelle persone che] forse si sentono come se fossero gli unici ad attraversare o sentire quello che gli sta accadendo" 

Se serie TV come And Just Like That, Gossip Girl o Succession fanno fatica a raccontare la realtà senza modificarla a favore della fantasia degli autori e delle aspettative degli spettatori, anche Euphoria si aggiunge alla lista di programmi TV in cui l'aderenza con la vita comune si fa spesso labile. Per Euphoria, l'unica differenza è che nella serie di Levinson si sottolineano in modo iperbolico dinamiche relazionali, tra madri e figlie, amici e fidanzati, rivalità relazionali e tante altre costanti della vita di ogni adolescente, compreso l'abuso di sostanze in modo iperbolico e scenografico, ma reale. Le polemiche nate su TikTok con l'hashtag #EuphoriaHighSchool, in riferimento alle mise poco consone al contesto scolastico dei personaggi della serie, delineano un'estetica lontana dalla normalità, figuriamoci nel Bel Paese dove tutt'ora è proibito andare a scuola in shorts. Dress code educativo o meno, la moda in Euphoria ha sicuramente finalità aspirazionale, ma come tutti in tutti i teen drama dove si usa un'escamotage per parlare di tematiche sociali, il messaggio diretto all’audience trascende i dettagli dei costumi e passa per scene d’impatto come quelle della quinta puntata.

In “Stand Still like the Hummingbird” succede appunto questo. La tossicodipendenza si pone come pericolo sia per la salute di chi fa uso di sostanze che per chi gli sta intorno, immortalando come la droga possa catturare al 100% le energie dei più giovani e condurli a scelte infelici e difficili, mutando anche la frenesia per gli outfit. L'attrice che interpreta la mamma di Rue, Nika King, ammette che non sia un tema leggero a Entertainment Weekly, ma che 

"Abbiamo bisogno di vedere la famiglia [di Rue] Bennett, passare attraverso le sue vicende, perché questo è l'unico modo in cui il pubblico e le persone che stanno attraversando queste problematiche nella vita reale possono capire. E possono dire: Wow, questo è autentico. Questo è reale"

A fronte della testimonianza di due attrici e dei commenti sui social di utenti come "Siamo troppo giovani per vedere una cosa del genere" e "povera Rue" dopo la puntata, le accuse di glamourizzazione della tossicodipendenza cadono di fronte ad un tentativo di raccontare una realtà di pochi, ma pur sempre vera.