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Il problema delle cuffie da nuoto per capelli afro alle Olimpiadi di Tokyo

Il divieto del loro uso dalla Federazione Internazionale di Nuoto ha scatenato un dibattito sulla mancanza di diversità nel mondo dello sport

Il problema delle cuffie da nuoto per capelli afro alle Olimpiadi di Tokyo Il divieto del loro uso dalla Federazione Internazionale di Nuoto ha scatenato un dibattito sulla mancanza di diversità nel mondo dello sport
@soulcapofficial
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La Federazione Internazionale di Nuoto è al centro di una polemica per aver negato a Soul Cap, brand specializzato in cuffie per capelli Afro, la certificazione necessaria affinché i suoi prodotti vengano utilizzati a Tokyo 2020 e nelle altre competizioni di livello inferiore. Il motivo non è che il prodotto migliori la performance di chi lo indossa in gara, ma, come si legge nel comunicato ufficiale, è che non si adatta "alla naturale forma della testa" e che "gli atleti che gareggiano agli eventi internazionali non hanno mai usato, né richiedono cuffie di tali dimensioni e configurazione". 

Crediamo che questa decisione confermi una certa mancanza di diversità nel mondo dello sport - Ha detto a The Guardian Danielle Obe, fondatrice dell’Associazione britannica di nuotatori neri, sottolineando che in origine, la cuffia (progettata da Speedo 50) è stata creata per i capelli caucasici e che, quindi, è inadatta per le chiome voluminose - Abbiamo bisogno dello spazio e del volume che prodotti come il modello di Soul Caps permettono. Inclusività è rendersi conto che nessuna forma di testa è "normale".

Se, come fa notare The Guardian, solo il 2% dei nuotatori regolari è nero e in Inghilterra il 95% degli adulti neri e l’80% dei bambini neri non sanno nuotare, è evidente che c’è un problema da affrontare. Vietare l’uso di queste cuffie, così, acquista un peso ancora maggiore perché significa scoraggiare le persone afrodiscendenti a praticare nuoto, alimentando il comune pregiudizio secondo il quale "Black Girls Don't Swim". #BlackGirlsDontSwim è anche il titolo di una campagna e di un cortometraggio realizzati da Soul Caps in collaborazione con Alice Dearing, la prima nuotatrice nera a rappresentare il Regno Unito alle Olimpiadi.

L’assurda decisione della FINA ha scatenato una profonda delusione tra il team di Soul Caps, il brand fondato nel 2017 da Michael Chapman e Toks Ahmed-Salawudeen con l’intento di "aiutare i giovani nuotatori e nuotatrici a sentirsi inclusi nel loro sport senza rinunciare alla propria cultura. È un incentivo soprattutto per le giovani donne nere ad avvicinarsi al nuoto e ad abbattere gli stereotipi sulla scarsa attitudine a questa disciplina". I due amici che in quel periodo avevano iniziato a frequentare insieme un corso di nuoto avevano notato una donna con un’acconciatura Afro che si trovava in difficoltà nell’indossare una cuffia di dimensioni standard. Da qui, viene l’idea di creare un accessorio in grado di contenere comodamente dreadlocks, trecce, ricci e tutti gli altri capelli naturali voluminosi.

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Dopo la pioggia di critiche ricevute, pare che la FINA, dopo aver compreso "l’importanza dell’inclusività e della rappresentazione degli atleti delle varie minoranze", potrebbe rivedere la propria decisione. In un comunicato diffuso lo scorso lunedì e riportato da BBC, la Federazione ha detto di volersi impegnare "affinché tutte le atlete e gli atleti che praticano sport acquatici abbiano accesso all’abbigliamento adeguato nelle competizioni che non dia loro un vantaggio nelle gare". Aspettiamo di sapere come si evolverà la situazione, ma intanto ci chiediamo perché l’organizzazione non abbia ammesso le cuffie Soul Caps sin dall’inizio, evitando di incappare in questo esempio di razzismo istituzionale.