
withFrancesca Michielin
Appena ti discosti dall’immagine della donna composta secondo lo sguardo maschile, diventi una strega
Francesca Michielin è entrata in una nuova era. Un po' fata un po' strega, un po' Costanza D’Este un po' cavaliere (e damigella) medievale, svolazza tra le stanze meravigliose di Villa Litta, a Lainate, conservando se stessa nonostante tutto. La sua immagine cambia con la sua musica e le sue ispirazioni. Francesca, infatti, si mostra più misteriosa, più seria. A una cascata di capelli castani si affiancano labbra scure e occhi liberi. Sembra di entrare dentro Lapvona, romanzo di Ottessa Moshfeg, o nel libro illustrato di una favola per bambini, di quelle un po’ spaventose ma che ricordi con affetto. Insomma: l’occasione è solenne, le reference si sprecano. Non vediamo l’ora di iniziare l’intervista e di esplorarle un po' insieme a lei.
Subito, tra queste reference sbuca Game of Thrones. Ce lo dice lei stessa quando, in apertura alla nostra conversazione, parliamo del suo singolo intitolato Una donna non può. Una frase che storicamente viene usata per limitare le donne, che lei ribalta. "Ho scritto questa canzone in un momento di divertimento. Stavo guardando Game of Thrones e mi faceva ridere questa situazione immaginaria in cui dei corvi portano messaggi a delle dame in un periodo pseudo medievale e in un contesto fantasy inventato. Volevo creare un momento di dramma: una donna tradita che, poiché viene vista come una strega, viene punita. Poi ha assunto anche un risvolto politico. Ero in studio con Davide Simonetta, a finalizzarla. In quel momento la frase 'una donna non può' ha acquisito una potenza che andava oltre il fantasy. È un titolo provocatorio che racchiude molte cose: da una parte la visione di una società che dice alle donne cosa non possono essere o fare, dall’altra questa figura di dama di corte, Costanza d’Este, che dice: 'Non è vero che una donna non può: una donna può!'"
La strega, dopotutto, è una figura da cui prendere e apprendere a piene mani, perché simbolo di una forza indomabile che attraversa le ere. "La strega, fin dall’antichità, è una figura perturbante" conferma Francesca Michielin. "L’etimologia stessa del termine deriva da 'stridere' ed era associata agli animali notturni come civette e gufi, che nella notte osservano e disturbano con suoni considerati disarmonici. La strega è una figura che si oppone: sia alla figura maschile sia a quella femminile conformata, e in generale a qualsiasi forma di conformismo. È la figura libera per eccellenza, quella che non vuole essere etichettata o rientrare in un binario preciso. Ed è proprio per questo che dà fastidio: perché è libera e autentica. Ancora oggi esistono molti roghi digitali e per questo è difficile essere se stesse e sottrarsi all’immagine della donna composta secondo lo sguardo maschile. Appena ti discosti, diventi una strega. Ma dobbiamo essere fiere di esserlo".

L’immaginario, dunque, è chiaro e anche estremamente vario, e viaggia nei secoli. Si sposta dal singolo all’album appena annunciato, che si intitola Magia Bianca, e si allarga ulteriormente. "Il lavoro di Magia Bianca è stato costruito attraverso libri, film, saggi e incontri. Se c’è un periodo che oggi risuona in modo particolare è il tardo Medioevo, quello della caccia alle streghe. È un tema che sento molto anche personalmente, come donna e come persona che vive i social. L’estetica medievale si è poi fusa in modo istintivo con quella anni ’80. Negli anni ’80 ci sono state figure femminili fortissime come Kate Bush, Annie Lennox e Cocteau Twins, che hanno creato immaginari di rottura. Anche artiste come Stevie Nicks hanno usato il linguaggio del fantasy e dello stregonesco come fuga da un mondo molto consumistico e plastico. Questi mondi si richiamano tra loro e io ho provato a metterli insieme".
A questi mondi si accompagnano anche reference più nerd: "Manga, anime, fumetti e serie sono stati un rifugio. Mi sono spesso chiesta perché cercassi proprio quel tipo di storie, dalle streghette come Magica Doremi fino alle Witch italiane. Quello era il mio modo di costruire identità e immaginazione. Oggi, a 31 anni, quel rifugio è diventata la musica. Spero che questo progetto possa offrire lo stesso tipo di evasione. Da bambini è naturale credere alla magia, creare pozioni e immaginare poteri. Da adulti invece ci viene chiesto di restare nel reale, ma il presente ha bisogno di magia. Ho voluto portare quella dimensione dentro il mio lavoro". Andiamo ad approfondire ulteriormente. Le chiediamo se c’è un album, un libro o un’opera che le ha fatto desiderare di riuscire a creare qualcosa che lasci la stessa sensazione. "Una delle prime cose è sicuramente Kate Bush" ci risponde. "Soprattutto Hounds of Love. È un disco che trovo perfetto, dalla copertina fino all’ultima traccia: ha qualcosa di completamente magico. Anche Il Signore degli Anelli è una reference fondamentale per me. Da piccola ascoltavo con mio fratello i Blind Guardian, che costruivano immaginari interi legati a Tolkien".
Approfondiamo anche lo sguardo politico e sociale della sua musica e anche dunque delle sue convizioni, che spesso veicola tramite i social network: "Il femminismo è un movimento necessario, ma sarebbe più corretto parlare di femminismi. Io mi riconosco in una visione intersezionale. L’attivismo online è importante, ma può diventare performativo senza accorgersene. A volte si rischia di usare la stessa violenza che si vorrebbe combattere" ammette. "Credo sia fondamentale confrontarsi, leggere e parlare con le persone. Non esiste l’idea di essere ‘più bravi degli altri’. L’importante è partecipare alla lotta, anche con errori. Meglio un femminismo imperfetto che un femminismo assente" conclude, con decisione. Ed è impossibile non indagare ulteriormente sulla responsabilità pubblica dell’artista. "L’artista ha anche una responsabilità nel dare input" esordisce. "Non giudico chi sceglie di non esporsi, ma credo che l’artista non debba essere conformato al mercato. Allo stesso tempo, non sono una figura politica e non appartengo a un partito. Per questo trovo scorretto che a volte venga richiesto all’artista di sostituirsi ai politici".
Tutto questo, ed è inevitabile, passa dall’immagine. "Non vivo la mia immagine come una rottura netta, ma come un’evoluzione" ci spiega. "Mi piace l’idea di qualcosa di prismatico, con molte sfaccettature. A trent’anni sento una naturale evoluzione interiore. Non credo nell’idea di autenticità come trend estetico. L’autenticità non è meno trucco o più naturale, è qualcosa di istintivo e consapevole. In questo progetto ho voluto anche sperimentare un’estetica più camp, più esagerata, che sento mia in questo momento". E, infine, parliamo di futuro, che prevede un disco e un tour. "Con il nuovo album Magia Bianca ci sarà anche un tour, Strega Comanda. Sarà un tour estivo con due formazioni diverse: alcune date in trio, più intime, e altre in full band, più rock. Da novembre partirà anche un tour teatrale con un approccio ancora diverso. Vi invito a esserci".

Dress LOUIS VUITTON
Credits
Stylist Susanna Ausoni
Make Up Luciano Chiarello
Hair Angelo Rosa Uliana
Videomaker Sofia Atzori
Ph. Assistant Agnese Carbone
Stylist Assistant Jessy Hu
Interview Priscilla Lucifora
Special thanks to Villa Visconti Borromeo Litta Lainate































































