“Não sou nostálgico”

withPaola Iezzi

Non sono nostalgica

Un club notturno, visto alla luce del sole, vuoto, fa un certo effetto. Racconta di promesse infrante, di notti selvagge, di feste da raccontare (o da nascondere, dipende da cosa abbiamo combinato). La palla da discoteca sembra addormentata, i divanetti di pelle perdono la loro aria misteriosa, quasi minacciosa. All’Apollo, una mattinata fredda ma chiara di novembre, incontriamo Paola Iezzi, che ha tantissimo da raccontare, quasi quanto le pareti di questo luogo che rappresenta un po’ la sua musica, ma anche la sua versatilità. Set di giorno, teatro di sfrontatezza di notte. Come Paola, che risponde alle nostre domande in maniera serena ma anche approfondita, e che non si tira indietro anche quando il discorso sfora nel personale, in una narrazione che va dal passato al futuro, dal musicale al televisivo, dai social network alla televisione.

 

La carne sul fuoco è tanta. Si parte dal presente della sua musica, con il nuovo singolo, che si intitola Superstar. “In una parola, questa canzone è cosmica. In una emoji in realtà sono due: quella della faccina commossa, con i lucciconi, e quella della palla da discoteca”. Visto che luogo e star erano collegate, dopotutto? Non solo una canzone, ma “un ulteriore step del mio progetto solista e della mia carriera musicale per avere anche una identità mia, oltre a quella del duo”. Ci affacciamo un secondo nel passato. Paola Iezzi non vuole idealizzarlo, anzi dice un no deciso alla nostalgia a tutti i costi, in controtendenza rispetto al cinema, al beauty, alla moda. “Del pop del passato non mi manca niente. Non sono una persona nostalgica, guardo avanti. Al massimo, cerco di salvare quello che di positivo c’era allora. Credo che questo sia l’atteggiamento che dovremmo avere un po’ tutti, perché il cervello furbamente cerca di salvarci, di farci ricordare solo le cose belle del passato. Non era tutto bello, lo sappiamo benissimo. È così per tutte le epoche. Io voglio prendere le cose belle del passato e portarle nel presente e nel futuro. Farei un mix tra la musica del presente e quella del passato. Sicuramente amo la musica digitale, è più comoda e la puoi portare ovunque. Certo, più si va nel digitale più si dovrebbe trovare una regolamentazione seria. Ci troviamo in un momento di passaggio”.

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Full look DOLCE & GABBANA.
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Torniamo dunque nel presente, senza inutile nostalgia. Nel suo, in questo momento, occupa un grande spazio il ruolo da giudice di X Factor. “Quello che mi piace di X Factor, da un punto di vista più personale, è il fatto di vedermi in una dimensione più tridimensionale. Io di solito parlo della mia musica, di quello che faccio io in quel momento. A X Factor posso permettermi di concentrarmi sulla carriera di giovani artisti, di mettere a disposizione quello che so della musica per altri artisti che stanno iniziando la loro carriera, posso farmi conoscere in un’altra veste. Si vede Paola Iezzi, anche se odio parlare in terza persona, da un’altra angolazione, e questa cosa mi gratifica, mi piace che arrivi un messaggio coerente”, ma non totale.

Io sono una sfrontata, lo sono sempre stata. Ho sempre voluto essere libera
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“Non voglio che di me si veda tutto, però” aggiunge. “Mi piace il mistero. Non voglio sapere tutto neanche dei personaggi che mi piacciono. È una cosa fondamentale in tutte le persone, perché rende la vita più interessante. Mi piace non mettere tutto in piazza. Il mondo è pieno di problemi, non possiamo aggiungere anche i nostri, assillare tutti. È una questione di equilibrio, no? Mi piace anche che le persone sappiano un pochino di più di quello che sono, di quello che ho imparato in tutti questi anni, che mi vedano non solo come quella che ha fatto un certo tipo di pop. X Factor mi permette di mostrare sfumature diverse, di offrire una lettura più completa”. E ad arricchire la persona Paola Iezzi arriva anche la campagna di Pinko, Pinkomania, che la vede come protagonista assoluta, anche in una versione con i capelli rosa, sensuale. In questa veste, Paola mostra tutta la sua spregiudicatezza e auto-ironia. Doti che incarna anche nella sua vita quotidiana. 

“Io sono una sfrontata, lo sono sempre stata. Ho sempre voluto essere libera. Non ho voluto figli per questo motivo, sapevo che mi avrebbe in qualche modo limitata. Perché mi conosco. Da madre avrei voluto essere molto presente, non avrei mai lasciato l’educazione dei miei figli a qualcun altro. Quindi ho scelto la libertà mentale di non averli, perché questa società è ancora piena di pregiudizi sulle donne. Possiamo solo continuare a parlarne, a fare delle lotte che portano le donne stesse a liberarsi delle loro paure, dei loro limiti. Le donne hanno la responsabilità di educare e di educarsi, ed è per questo che quando leggo critiche feroci provenire da donne, anche nei confronti di ragazze più giovani, mi sento molto ferita”.

Limiti, giudizi, pregiudizi, ma anche mistero vs autenticità. Paola prende in autonomia il discorso social network: “Io, con i social, credo di avere un rapporto abbastanza sano. Sono un vantaggio, soprattutto per chi fa un mestiere come il nostro. Non devono però diventare l’unico paradigma con cui la gente analizza la tua musica, la tua personalità, il tuo personaggio. Io cerco di divertirmi. Non mi piace, invece, quando diventa un’ansia, una motivazione di angoscia e preoccupazione costante. Non mi piace la shitstorm, non mi piace quando qualcosa che hai detto viene isolata dal contesto, non mi piacciono i sedicenti esperti di tutto, quelli che si auto-certificano, che sfruttano le debolezze degli utenti, che prendono allo stomaco e attirano l’attenzione e spargono informazioni sbagliate, ignoranza e mistificazioni. La parte informativa fatta bene c’è, però, sopravvive. Cerco di selezionare, di bloccare le persone che vanno negli spazi altrui a cercare polemiche, che non sono costruttive. Amo le persone che motivano le loro critiche, che scrivono in modo civile, che non usano i finti complimenti. Un’altra cosa che mi piace molto è la diffusione del parlare di certi argomenti in modi più liberi, così che le persone non si sentano isolate, le uniche a vivere una certa situazione. Tramite i social molte persone prendono coraggio, denunciano. Insomma: alcuni aspetti sono insidiosi, altri molto interessanti”.

Full look DOLCE & GABBANA, jewels CRIVELLI.
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Tutto, in questa intervista, ci fa capire che Paola Iezzi pensa alle cose in maniera approfondita, sfumata, mai estrema o estremizzata, cercando sempre le sfumature in una complessità del reale che si palesa anche quando si parla, di nuovo, del suo ruolo di giudice e di mentore a X Factor. Le chiediamo, dunque, anche in forza di questa esperienza, cosa consiglierebbe a una ragazza giovane che vuole intraprendere la carriera musicale. La sua risposta, ancora una volta, ci sorprende in positivo per praticità e pragmaticità. “La prima cosa è capire bene che musica vuoi fare. Se vuoi il grande pubblico o ti interessa di più la musica che fai e che vuoi fare. La strada da percorrere cambia di conseguenza. Se vuoi arrivare a cantare in uno stadio o un palazzetto, ad esempio, devi fare determinate scelte musicali, di immagine, di comunicazione. Se invece vuoi fare la tua musica e basta magari ci saranno meno compromessi, ma sarà più faticoso campare. Se ti piace il pop avrai meno questo problema, se sei amante della musica di nicchia a un certo punto dovrai scegliere se restare nella nicchia o scendere a compromessi musicali. Dipende dall’obiettivo. Rimane fondamentale essere guidato dalla passione per la musica. Se il tuo obiettivo è diventare famoso e basta puoi farlo, ma devi sapere che questa cosa non ti porterà la felicità. Non è un obiettivo verso la felicità”.

 

Sono amante di alcune cose che secondo me non passano mai di moda: le spalline per me sono un classico, amo tutto quello che è struttura. Mi piacciono i bustini, un look da donna squadrato

Credits

Photographer Paolo Santambrogio 
Stylist Nick Cerioni
Make Up Karin Borromeo 
Hair Marco Minunno 
Videomaker Leonardo Marrone 
Ph. Assistants Angelo Iannone, Matteo Malavasi
Digital Assistant Maggie Taverna
Stylist Assistants Ilaria Taccini, Marco Spagnolo, Nicoló Ruggieri, Niko Prete
Interview Priscilla Lucifora