
withArisa
Sento continuamente di dover disobbedire all'immagine che gli altri hanno di me
La piscina coperta è un luogo estremamente connotato e sorprendentemente vivo. Nel cuore dell’inverno, si apre a noi sospesa nel tempo e nello spazio, con i suoi colori, i suoi rumori e i suoi odori. Sentiamo la voce dell’istruttore e dell’istruttrice che danno indicazioni a bambini e adulti, lo splash dell’acqua, le ciabattine che cigolano sulle piastrelle. Odoriamo il cloro, l’umidità inevitabile, la gomma delle cuffie. L’impatto visivo è altrettanto forte: rosso e azzurro, riflessi dei neon, i colori dei costumi e dei noodles galleggianti. In questo luogo così alieno eppure così familiare - chi non è stato costretto dai genitori a provare nuoto alle scuole medie? - incontriamo Arisa, veterana di Sanremo e una delle voci più riconoscibili e apprezzate d’Italia. La fotografiamo sulle cyclette dell’acqua gym, sui bordi delle vasche dei bambini, sul trampolino più alto. Il contrasto tra ambiente e look funziona e restituisce le contraddizioni che convivono dentro di lei, persona sincera e serena, vulnerabile e forte tutto insieme, unapologetically, direbbero gli anglofoni.
La prima domanda, e non potrebbe essere altrimenti, è sul Festival di Sanremo, ormai alle porte. Si tratta dell’ennesimo, per lei, ma è anche vero che Arisa è un fiume in movimento, panta rei, e la nuova lei su quel palco non è certo la stessa del 2009, vincitrice delle Nuove Proposte con il brano Sincerità. "La versione di me che sale su quel palco è meno artista e più essere umano" dice, parlando lentamente, pesando ogni parola con attenzione, stagliata nella sua pelliccia azzurra su un bellissimo mosaico marino nelle "segrete" della Piscina Cozzi. "Sono più attenta ai miei tempi, alle mie necessità. Ho raggiunto la consapevolezza che non salvo vite, faccio musica e spero che piaccia, con rilassatezza". Fino a un certo punto, però, perché la tensione rimane e non potrebbe essere altrimenti. "La tensione la sento tantissimo, perché comunque il progetto che porto a Sanremo è frutto di tantissimo lavoro non solo mio, ma di tante persone che lo hanno fatto con me. Io sono il frontman, è una grandissima responsabilità. C’è tensione ma c’è anche voglia di fare e di fare bene".
Il brano, in effetti, è impegnativo. Anche solo tematicamente. Si intitola Magica favola ed è una storia universale. Arisa ce lo descrive così: "È un caleidoscopio, cambia a seconda del punto di vista in cui la leggi, la guardi, la ascolti. È il resoconto di una vita che sicuramente è la mia vita, ma è anche la vita di tutti. È il manifesto generazionale di quando perdi la speranza, di quando la vita ti toglie un po’ di quella magia che avevi da bambino. E poi, a un certo punto, guarire significa recuperare quella magia e recuperare i valori importanti. L’ho scritta un anno e mezzo fa con Galeffi e Giuseppe Anastasi, e segna un momento di transizione nella mia carriera. Mi sento già diversa, e chissà come sarò tra un anno".

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Se vi aspettavate delle risposte precise, Arisa butta tutto all’aria, offrendo spunti e dimostrandosi riflessiva e imprevedibile. "Io sento continuamente di dover disobbedire all’immagine che gli altri hanno di me" confessa, guardando indietro alla sua carriera. "Ho l’impressione che gli altri abbiano un’immagine di me che non corrisponde alla realtà. Troppo esasperata dalla parte della brava ragazza oppure troppo esasperata dalla parte di quella fuori dagli schemi e dalle righe. Si vuole sempre incasellare un essere umano. Invece nessuno mi conosce, neanche io". Nel suo modo di raccontarsi c’è il coraggio di essere vulnerabile in un momento in cui - anche a causa dell’immagine patinata che si deve dare di sé sui social media - tutto diventa performance. E proprio sui social media si sofferma, dandoci una chiave di lettura su cosa vuol dire condividere la propria imperfezione: "Io sono profondamente credente. Non in una maniera canonica, però ci sono degli insegnamenti che io seguo tantissimo. Ad esempio, c’è un passo del Vangelo che dice ‘sii testimonianza di te stesso’. Io credo che ognuno di noi debba testimoniare se stesso, soprattutto se ha la possibilità di comunicare con gli altri, perché gli altri cercano punti di riferimento, nel bene e nel male. Quindi essere una persona normale, con le sue fragilità, con i suoi pregi, secondo me aiuta tantissime persone là fuori ad accettare la loro imperfezione e la loro normalità". La conclusione non può che essere una: "Fosse per me condividerei tutto" dice con un sorriso. "Il rapporto che si è instaurato tra me e i miei follower è molto confidenziale, loro hanno imparato a capirmi e mi hanno seguita anche in momenti in cui la mia carriera prendeva delle pieghe incomprensibili, perché mi stavo cercando". La conversazione torna sempre sulla natura in movimento di Arisa come artista, come cantante, come donna e come persona. "Attraverso i social potevo spiegare le mie varie evoluzioni, spiegare le mie emozioni" e in questo c’è un che di cristallino, di acquatico. "I social" conclude "hanno delle regole e dei codici, ma io non li seguo sempre. Cerco di avere una certa libertà. Credo che tante persone, se avessero avuto i social in tempi diversi, si sarebbero sentite meno sole".
La sua propensione nei confronti degli esseri umani è evidente quando, tra un cambio e l’altro, i bambini si avvicinano a lei per scattare qualche foto e quando, sugli spalti della piscina, si fa immortalare con una signora seduta lì. Queste persone, questi frammenti di vita, vengono spesso inclusi nei suoi caroselli (o dump) su Instagram, ma fanno parte anche di un’altra esperienza importante nella sua carriera e nella sua vita, quella con The Voice. "Mi piace tantissimo fare The Voice" ammette. "Adesso abbiamo iniziato a girare anche la versione Generation. È un programma che parla di umanità, di passione, di spontaneità. Queste persone hanno solo il desiderio di esprimersi con una canzone, di raccontare la loro storia, di condividerla con il mondo intero. Mi arricchisce tantissimo perché c’è tantissima verità. Mi nutro delle estemporaneità dei bambini, della dolcezza delle persone più adulte. Sono spettatrice dei legami familiari".
Per un’artista che si mette continuamente in dubbio, osservazione ed espressione sono tutto. E sono stratificate. Quest’ultima, nello specifico, passa dalle foto alla voce, senza dimenticare la moda. "Ci sono stati dei momenti in cui ho avuto un po’ di rifiuto nei confronti della moda" ammette Arisa. "Ho visto cose in altri luoghi del mondo che mi hanno fatto capire che a volte siamo ossessionati dal superfluo. Poi sono tornata ad apprezzarla e a servirmene per cambiare umore, per rendere le mie giornate più belle, per sentirmi più sicura". Lo stesso approccio viene applicato anche al successo. Per lei, che di successo ne ha avuto tanto, sia in Italia che all’estero, sia sul palco che nelle piazze, sia in tv che in tour, dovrebbe essere una parola ovvia, quasi scontata, abusata. "Io non ho solo successo, ho anche insuccesso" esordisce, levandoci il fiato con il suo candore. "Non tutte le cose che faccio vanno bene. Nel mio caso quindi non penso sia successo, penso sia popolarità, empatia con il pubblico, con le persone. Il successo, allora, è una cosa che non mi fa sentire sola". Non che sia del tutto estranea alla vittoria, anzi. "Ho vinto i Nastri d’Argento, ho vinto Sanremo due volte, ho vinto Ballando con le Stelle. Ho vinto tante cose, ma la vittoria più grande è vincere se stessi. Quindi, qualsiasi cosa accada, io spero che questo Sanremo mi porti a vivere un’esperienza bella e possa darmi delle sicurezze per il futuro".
E qui la conclusione si scrive da sola, perché riguarda proprio questo futuro. "Uscirà un album. Non so quando, dopo Sanremo. Sono cresciuta anche in questo, lascio fare agli altri. Secondo me è un album molto bello, non è perfetto ma è vero. Ci sarà un tour, due date sono già state annunciate, sono una piccola preview, a maggio, nei teatri, il 22 a Roma e il 29 a Milano. Poi ci sarà un tour invernale. Non vedo l’ora di andare a incontrare le persone. Per me la musica live è molto importante, sento tantissima energia. C’è una vibrazione completamente diversa. Le canzoni diventano più belle, l'energia delle persone ti fa cantare meglio, fa suonare meglio i musicisti. L'affetto non è una cosa scontata. Io durante i miei live ne ricevo tantissimo".

Dress DES PHEMMES, shoes MANOLO BLAHNIK.
Credits
Stylist Rebecca Baglini
Make Up Raffaele Schioppo
Hair Marzia Martis
Videomaker Sofia Atzori
Ph. Assistants Andrea Aloisi, Caterina Colapietro
Stylist Assistants Giulia Lacalamita, Luca Venturelli
Interview Priscilla Lucifora

































































