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Le donne che hanno segnato Sanremo

Da Loredana Bertè a Paola e Chiara

Le donne che hanno segnato Sanremo  Da Loredana Bertè a Paola e Chiara

In oltre 70 anni, il Festival di Sanremo ha riservato alle donne un ruolo marginale, concedendo ad una decina di condurlo e a poco più di trenta di vincerlo. Ma sono le donne della musica ad aver fatto la vera storia della manifestazione più popolare d’Italia, fuori e sotto i riflettori del palco dell’Ariston. Nilla Pizzi lo ha inaugurato, pochi anni dopo Mina ha portato migliaia di persone a fare il giro del mondo con Le mille bolle blu, Loredana Bertè ci ha scioccato con un finto pancione, mentre Anna Oxa ci ha mostrato il significato dell’aggettivo "camaleontico". In tempi più recenti Carmen Consoli ha reso "Confusa e Felice" un motto femminile per ogni momento di indecisione, Paola e Chiara hanno ricordato al Bel Paese che avere una sorella significa avere una vera partner in crime ed Elisa che ogni tramonto (anche non a Nord Est) porta sempre la luce. Ecco una lista delle donne che con la loro arte ed il loro stile hanno lasciato il segno nella storia del Festival di Sanremo.

 

Le first ladies: Mia Martini e Romina Power

Poche performer sono in grado di trasmettere emozioni e stregare il pubblico con la voce come Mia Martini. Al festival partecipa più volte, con pezzi e outfit diversi, dall’abito coi fiori di La nevicata del ‘56 ai power suit bianchi e neri scelti per Gli uomini non cambiano. Il momento indimenticabile? Mia, al centro del palco, che canta Almeno tu nell’universo in un abito da sera Armani coi pois abbinato ad un paio di lunghi guanti nero…una vera diva d’altri tempi. Un’altra cantante che, tra gli anni ’80 e i ’90, ha calcato il palco dell’Ariston molte volte è sicuramente Romina Power. Lo ha fatto in coppia col marito Al Bano, cantando con un filo di voce hit nazional popolari come Felicità o Nostalgia Canaglia con un outfit dal twist boho-chic alla gara, ma anche sola, e da sola, come nell'edizione del '75. Il suo piccolo miracolo? Riuscire ad essere sempre bellissima anche nascosta sotto chili di ruches, colori pop, gonne gipsy e una cascata di capelli castani.Il suo outfit migliore, però, resta lo slip dress bianco del 1984.

 

Le camaleontiche: Patty Pravo, Loredana Bertè e Anna Oxa

Ci sono star riconoscibili e intoccabili dalle mode e dal tempo, e altre camaleontiche, capaci di cambiare pelle ad ogni progetto e tornare sulla scena completamente rinnovate, sia a livello artistico che a livello di immagine,  anche sul rigido e tradizionalista palco dell’Ariston. È il 1986 quando per il suo esordio al Festival Loredana Bertè sceglie un mini dress in pelle nera e borchie by Gianni Versace che mette in risalto un finto pancione. Tutto il pubblico seduto in platea strabuzza gli occhi per quel gesto rock, fatto per sostenere il diritto all’aborto e, allo stesso tempo, sottolineare che "una donna incinta può ballare, cantare, ed essere se stessa". Da quel momento in poi, Loredana ha continuato ad esibire con fierezza le sue bellissime gambe, sfoggiando minigonne di ogni sorta, in denim, in velluto, tulle e piene di ruches. Altrettanto incisiva è stata la presenza al festival di Anna Oxa. Al suo debutto è un adolescente ribelle con pixie cut e mise punk e, col tempo, si trasforma in una raffinata cantante dall’immagine algida, quasi eterea, in abiti cut out, jumpsuit che sembrano uscite dalla SS22 in Saint Laurent, indossando creazioni minimal chic e scintillanti modelli Versace. Poi alla fine del millennio, torna sul palco completamente diversa e con un outfit firmato Gucci by Tom Ford che entra nella storia: top nero e pantaloni vagamente country, tempestati di cristalli e piccole frange, dai quale spuntava un tanga nera. Per amplificare l’effetto wow sceglie un make-up bronze, extraglow e di illuminare i capelli castani semi raccolti con dei colpi di sole chiarissimi. La Oxa in versione wild rimane iconica almeno quanto Patty Pravo nell’edizione del 1984. La cantante veneziana, in gara con Per una bambola, scende la scalinata del teatro, come una moderna geisha: un elaborata acconciatura creata da Marcello Casoni, una tunica argento in Oroton by Gianni Versace e un ventaglio abbinato fra le mani. Tra le sue altre scelte sanremesi memorabili in fatto di stile, ricordiamo il look minimal del 1970, i completi indossati sulla pelle nuda del 1997, l’outfit pseudo hamish del 2011 e i finti dreadlock del 2019.

 

Le 90s girls: Carmen, Giorgia, Laura, Irene e Marina

Anche a Sanremo arrivano gli anni ’90. Se nel resto del mondo impazzano grunge, brit pop, boy e girl band, sulla Riviera ligure si affacciano 5 donne destinate, ognuna col proprio sound, a influenzare la musica italiana contemporanea.  La prima si chiama Carmen Consoli. Ha il caschetto bruno, il rossetto rosso, la camicia e pantaloni in latex. È una riot-girl made in Sud con lo sguardo fiero, la chitarra fra le braccia e una canzone, Confusa e Felice, destinata a diventare una hit. La seconda ha ricci biondi, un sorriso aperto e grinta da vendere. Viene dalla Toscana e si chiama Irene Grandi, ama i mini dress morbidi, gli anfibi, i manicotti e, nonostante il tatuaggio a forma di zampirone Vape, dominerà l’airplay radiofonico per molti anni. Marina Rei arriva scalza, con camicia velata, pantaloni e cintura gioiello. Resta impressa subito per il talento da polistrumentista, ma si fa notare meglio un paio di anni dopo con look che le Gen Z, Y2K addicted, dovrebbero copiare ancora oggi: top cropped, pantalone a gamba larga, vaporosa chioma con frisée, ombretto ghiaccio e lipstick viola metallizzato. Infine ci sono Giorgia e Laura (Pausini). Hanno voci potenti, hit che faranno cantare schiere di adolescenti innamorati, ma, al loro esordio tv non hanno sviluppato le loro potenzialità di stile. Prediligono tagli tomboy, poco makeup, giacche di ispirazione militare e outfit che non le valorizzano affatto. Niente panico, con gli anni impareranno a giocare non solo con voce e sound, ma anche con abiti e makeup.

 

Y2K fever: Elisa, Syria, Paola e Chiara, Alexia

"Mi ero disegnata i vestiti che indossavo sul palco, tutti sempre e solo bianchi perché era il colore del lutto nella cultura cinese che in quel momento studiavo molto e rappresentava per me la fine della storia d’amore di cui parlavo nella canzone." 

Elisa lo dirà spesso, ricordando, il top garzato e i pantaloni bianchi indossati per esibirsi nella sua prima hit in italiano, Luce (tramonti a nord est). Arriva sorridente, timida, a piedi scalzi e, nonostante la vincitrice annunciata sia Giorgia, sorprende tutti e si porta a casa il primo premio. Il nuovo millennio segna anche il trionfo di un’altra outsider, Alexia. La cantante porta all’Ariston una ventata di dance dalle vibes funky, che, al livello di look, traduce in pantaloni e micro top diversi: zebrati (avete in mente la collezione SS22 di Missoni?), a foulard, glitterati, a righe,… Una combo non troppo diversa da quella sfoggiata da due giovanissime Paola e Chiara che vincono la sezione in pantaloni di latex nero e camicie color pastello. Impossibile non ricordarle vestite uguali, sedute su degli sgabelli, guardandosi negli occhi a cantare all’unisono Amici come prima. Le sorelle Iezzi non sono ancora le it-girl che ricordiamo nel video di Vamos a bailar, mentre già dalla fine degli anni ‘90 si intravede il potenziale di Syria. Il primo outfit? Un minidress bianco dal mood anni ’60, mentre per la sua performance del 2001 opta per top monospalla e ultra mini rossa con borchie e strascico.