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L’inarrestabile coolness dello stile Avant Basic

Cosa si nasconde dietro l’estetica massimalista che spopola su Instagram?

L’inarrestabile coolness dello stile Avant Basic Cosa si nasconde dietro l’estetica massimalista che spopola su Instagram?

Il 22 Dicembre del 2020 la scrittrice e trend hunter inglese Emma Hope Allowood ha pubblicato un tweet che battezzava il termine Avant Basic come l’estetica della "stravaganza nell’era della riproduzione meccanica, il vintage effortless [...] Summer di 500 Days of Summer, se fosse una Insta-girl con il mullet". Il termine Avant Basic si riferisce così a quel tipo di estetica massimalista, stravagante e iper-colorata che ha conquistato i social e spaziato in ambiti diversi, dalla moda, al design, all’arte grazie ai super popolari video di home decor e moda DIY. In netta contrapposizione con lo stile quarcore o infit - quella categoria di abbigliamento "da quarantena" fatto di set sportivi, felpe oversize e pantaloni morbidi  rigorosamente unisex e in colori neutri - e in forte contrasto con un’idea di moda sobria e minimal-chic, l’Avant Basic si fa espressione di un desiderio di vivere, vestirsi e abitare in modo naive, e giocoso, alla stregua del kitsch. 

Con l’estate alle porte, il bisogno di allontanare lo spleen invernale con capi eccentrici e accessori stravaganti si fa impellente e - con buona pace delle gemelle Olsen - l’algoritmo di Instagram ha già iniziato a selezionare per il nostro esplora un profluvio di pattern geometrici e stampe animalier, tinte acide e colori pastello, tutte caratteristiche che specificano l’universo massimalista Avant Basic.

@sincerely.grae the name for the new emerging aesthetic: “Avant-Basic”! What are your thoughts? #avantbasic #ChipsGotTalent #fashiontiktok #IFeelWeightless Strawberry - Prod by Rose

Una definizione che ne sottolinea lo slancio avanguardista e irriverente diffuso tra le seguaci del trend, contrapponendolo però al termine basic - che ha raramente accezione positiva nella moda - con riferimento alle tendenze rese mainstream dall’eccessiva esposizione del trend sui social durante la pandemia. Come spesso accade, tale massificazione è dovuta all’ubiquitaria e imponente presenza dei giganti del fast-fashion, sempre più veloci nel riprodurre e snaturare ogni slancio creativo dei brand più cult. Lisa Says Gah!, Gimaguas, Paloma Wool e gli scandinavi Ganni, Stine Goya e Baum und Pferdgarten si sono identificati sul mercato come punti di riferimento dell’Avant-Basic, presto copiati dal fast-fashion che riproduce in versione cheap statuette dalle silhouette cropped e pantaloni cow print. Ne deriva un effetto ancora più omologante, presto sfociato in un overposting di foto di camere da letto super aesthetic, specchi rosa confetto corredati dall’hashtag #foammirror #chunkyrings, tank-top attillati dai pattern psichedelici e minigonne checked-print dalla dubbia provenienza.

Tuttavia non bisogna confondere le vesti frivole e superficiali del fast-fashion con i riferimenti culturali e artistici su cui il tanto controverso trend Avant Basic affonda le proprie radici. Tanto per cominciare, uno dei principali precursori dell’estetica massimalista nel mondo del design fu il celebre Ettore Sottsass, fondatore del Gruppo Memphis e inventore del tanto emulato specchio Ultrafragola, il diretto antenato del foam mirror di noi altri.  In un articolo del mensile Domus dedicato al Gruppo Memphis si legge che il collettivo "voleva prendere le distanze dalla modernità, con le sue istanze di esattezza funzionale e riduzione formale. Il repertorio a cui attingeva Memphis spaziava dall’Art Déco al futurismo e alla Pop Art, accoglieva il kitsch e si opponeva platealmente alle norme codificate del good design"

Una visione di stampo pop che ha ispirato il contemporaneo stile Avant Basic, insignito così di un’ estrema attualità e rilevanza sociale. Dagli accessori - che attingono volutamente al fascino del non-bello - ai capi di abbigliamento più stravaganti e abbinati in modo volutamente incoerente, offre una visione molto più fluida e meno elitaria del concetto di moda, segnandone la svolta verso codici estetici più inclusivi. 

Attorno a questo trend si è sviluppata una vera e propria community di designer emergenti, che hanno dimostrato la rara capacità di saper cogliere lo spirito del tempo presente adottando quella giusta dose di auto-ironia e leggerezza di cui la moda sembra avere davvero bisogno.  Potrebbe sembrare conformismo, eppure la community di creativi che ruotano attorno al boom del massimalismo Avant Basic è incredibilmente anti-convenzionale, ma soprattutto femminile e queer.  

Basta fare un salto sul profilo di Elisa Arienti - founder e designer del brand @LaComeDi - per riappropriarsi della libertà di vestirsi in modo disinibito, non curante delle norme sociali e della purezza formale del minimalismo. Il suo brand nasce come un ibrido tra moda e design, sviluppato tra le città di Milano e Dubai. Le collezioni si ispirano alla scena groove degli anni Sessanta e Settanta, alla vita urbana e naturale e alle creazioni di designer come Victor Vasarely e Ettore Sottsass, in una profusione di stampe a spirale, a scacchiera e maculate. La pagina Instagram del brand, estremamente curata, emana tutte le vibrazioni del mood Italo-Disco, mostrando il lato artigianale della collezione caratterizzata del grande pregio di apparire estremamente fotogenica nella sua imperfezione formale. 

"If you can’t hide it, paint it red" è lo statement che l’architetto Simon Townsend Jacobsen attribuisce in definitiva all’estetica massimalista. Impossibile da nascondere, ma necessario sfoggiare in virtù di quella giusta consapevolezza dell’importanza di ironizzare su se stessi e sul proprio aspetto esteriore, per rivendicare un’idea di bellezza più sincera, quella della libertà di espressione.