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I migliori look di Mina, icona della musica italiana

Dal drammatico cat-eye alle sopracciglia invisibili

I migliori look di Mina, icona della musica italiana Dal drammatico cat-eye alle sopracciglia invisibili

Le sue canzoni sono state censurate per i testi troppo espliciti, è stata una delle prime a sfoggiare la minigonna in TV, ha sfidato la morale del tempo decidendo come vestirsi, truccarsi, vivere, chi amare. E per questo è diventata un’icona. Libera, anticonformista, audace, sempre un passo davanti a tutti Mina non ha mai seguito le mode, le ha fatte. Come quando a metà degli anni ’60 tornò in Rai dopo un esilio durato tre anni. Il suo crimine? Avere avuto un figlio fuori dal matrimonio con l’attore Corrado Pani, all’epoca ancora sposato con un’altra donna. La cantante era al trucco dove con Enrico Farina stava studiando un nuovo look: capelli corti, biondo scuro, col ciuffo sulla fronte e make-up drammatico sugli occhi, un cat-eye allungato, quasi selvaggio. Ad un certo punto lei disse:

"È bello questo trucco, ma poi le sopracciglia come le facciamo?"

Lui rispose:

"E se non le facessimo?"

Quando Mina apparve sullo schermo senza sopracciglia il risultato fu epocale e tutte la imitarono: da mia madre che era una semplice teenager della provincia siciliana alle modelle di Vogue e di Fendi, da David Bowie a Sophia Loren nel film C’era una volta, da Grace Jones a Elizabeth Arden.

Fatale e sofisticato, teatrale, eccessivo, insieme alla voce inconfondibile, il make-up degli occhi diventò da subito il suo vero segno distintivo. Negli anni l’eye-liner diventava sempre più spesso, allungato, l’ombretto sempre più sfumato, le ciglia erano finte oppure disegnate per farle apparire più lunghe e folte. Il make-up artist Stefano Anselmo, come i grandi maestri dell’arte, da Caravaggio a Michelangelo, delineava un gioco di grafismi e infiniti chiaroscuri che regalavano al volto tridimensionalità e rendevano lo sguardo della cantante magnetico, espressivo quello di una grande diva del cinema muto. Un po’ clown triste, un po’ Nefertiti, un po’ Twiggy, la Tigre di Cremona era sempre inarrivabile col suo cut crease, che combinava parallelamente un tratto molto netto che correva nell’incavo tra la palpebra mobile e fissa disegnando una sorta di mezza luna.

"Il mio trucco è sempre lo stesso: occhi in evidenza, labbra senza rossetto, viso chiarissimo. Credo di avere un buon tipo di pelle, visto che per ottenere una carnagione compatta e chiara adopero normalmente, e non soltanto per lavoro, da più di dieci anni, il “pan-cake” (cioè la cipria compatta) che tutti invece sconsigliano."

Raccontava la cantante in un’intervista nel 1966 e regalava anche un suo beauty secret:

"Il mio consiglio di bellezza? Curare al massimo i capelli: un bel viso, un corpo perfetto, un abito di gran classe scompaiono, o sembrano addirittura brutti, se i capelli sono in disordine o la pettinatura non è adatta a valorizzare il volto e il tipo di una donna. Quanto a me, essere ben pettinata significa essere sempre un po’, e volutamente, spettinata: sto malissimo con i capelli leccati e laccati, tutti ben sistemati e perfettamente in ordine. Assumo immediatamente l’aria di una brava zia, magari inglese, naturalmente zitella."

Il suo stile era camaleontico, eclettico come il suo rapporto con la moda. Amava Ken Scott, Krizia, Valentino, Mila Schön, Pucci e le creazioni sperimentali di Paco Rabanne.

"Non la seguo, compro solo cose che mi piacciono. E mi piacciono moltissimo le scarpe, anche quelle coloratissime, gli abiti sportivi e quelli lunghi, da sera. – Ha detto Mina in un’intervista del 1969 - Non mi piacciono i gioielli: unica eccezione un paio di solitari che mi sono regalata e una serie di anellini di nessun valore che mi diverto a distribuire su tutte le dita. Detesto lo stile di Courréges che trasforma le donne in adolescenti senza sesso."

Tutte volevano essere lei, ma nessuna ci riusciva. Non solo per la sua voce straordinaria o per la presenza scenica ieratica, quasi ipnotica. Non potevano riuscirci perché non esisteva una sola Mina, ma tante. C’era la ragazzina bon ton e allegra che cantava sul palco di Sanremo Le mille bolle blu in un abito a palloncino a pois;la hippy col foulard in testa e gli occhiali oversized; la femme fatale algida in long dress e piume di marabù; la Pierrot senza sopracciglia; la co-conduttrice di Milleluci con i capelli ricci e biondi; la donna ironica e languida che col glitter sulle palpebre e le labbra lucide dice al suo amante Ancora, ancora, ancora; l’anti-diva che all’apice della fama ha scelto di vivere lontana dai riflettori. E poi quella, sempre diversa (creata ad hoc insieme al fotografo Mauro Balletti ed al truccatore Stefano Anselmo), delle copertine dei suoi album: Madonna rinascimentale, Maria Antonietta, donna barbuta, opera di Botero, culturista, esistenzialista,...

A oltre 40 anni di distanza dal suo ultimo concerto, avvenuto nell'estate del 1978 sul palco della Bussoladomani, a Marina di Pietrasanta, Mina resta non solo la più grande cantante italiana, ma una beauty icon amatissima. Ricordate l’edizione di Vogue Italia di ottobre 2018 con Gisele Bündchen e Mariacarla Boscono che reinterpretavano i look della diva? E Achille Lauro al Festival di Sanremo 2021 con trucco marcato e una lunghissima treccia rossa che omaggiava Mina, donna dal vero animo Rock ‘N Roll, e la foto scattata da Mauro Balletti per la cover di Rane Supreme