
Abbiamo ancora bisogno di raccontare l'amore tra donne Dalla letteratura al cinema
G-Club
06 Luglio 2026
06 Luglio 2026
L’amore tra donne non è una novità. La novità, semmai, è che stiamo lentamente imparando a raccontarlo senza distorcerlo o censurarlo. Per secoli infatti queste storie sono esistite, ma sono state tenute ai margini della cultura: invisibili, ambigue oppure riscritte dentro categorie più accettabili per lo sguardo dominante.
L’amore tra donne nell’antichità e nella storia della cultura: una storia di presenza e cancellazione
Già nell’antichità troviamo tracce di desiderio tra donne nella poesia di Saffo, dove l’amore femminile è centrale e dichiarato. Eppure, nei secoli successivi, quella stessa tradizione viene filtrata, reinterpretata o addirittura ripulita, come se fosse impossibile accettare pienamente che potesse esistere un amore tra donne fuori da una lettura eterosessuale. Tra Ottocento e Novecento la situazione non migliora: la cultura dominante tende a leggere queste relazioni come deviazioni, confidenze eccessive o "amicizie romantiche". Quando vengono riconosciute sono patologizzate o rese invisibili sotto il peso delle norme morali dell’epoca. Non si nega sempre l’esistenza dei legami tra donne, ma si nega loro legittimità.
I primi romanzi sull’amore tra donne: da Il pozzo della solitudine a Carol
Un punto di svolta arriva nel 1928 con Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall, uno dei primi romanzi moderni a raccontare apertamente un amore lesbico come identità e non come ambiguità o scandalo passeggero. Il libro fu censurato e discusso in tribunale in diversi Paesi, ma proprio questa repressione ne fece un testo simbolico: per la prima volta, una storia d’amore tra donne chiedeva di essere riconosciuta per quello che era. Da lì in poi la letteratura ha iniziato lentamente ad aprire spazi: da rappresentazioni ancora tragiche o marginali fino a narrazioni più complesse e meno punitive, come in Carol di Patricia Highsmith, dove finalmente l’amore non è solo colpa o destino drammatico.
Come il cinema ha raccontato l’amore tra donne
Nel cinema il percorso è stato ancora più accidentato. Per decenni, soprattutto sotto le logiche di censura del Novecento, l’amore tra donne è stato quasi assente oppure suggerito in modo velato, mai pienamente nominato. Quando è apparso, spesso lo ha fatto in due forme ricorrenti: da un lato come elemento erotico pensato per lo sguardo maschile, dall’altro come relazione destinata alla sofferenza o alla fine. In entrambi i casi, raramente veniva concesso alle protagoniste uno spazio di normalità emotiva e quotidiana. Solo tra gli anni ’90 e 2000 iniziano a emergere narrazioni più articolate e negli ultimi anni si vede un cambiamento più significativo. Assistiamo infatti a storie meno stereotipate, personaggi più complessi e soprattutto uno sguardo che prova a non essere esterno o voyeuristico.
Perché è ancora importante raccontare l’amore tra donne
Oggi l’amore tra donne è più visibile rispetto al passato, ma non ancora rappresentato in modo proporzionato. Il problema non è solo la quantità, ma la qualità dello sguardo: chi racconta queste storie e da quale prospettiva? Molte narrazioni mainstream restano ancora intrappolate tra due estremi: invisibilità o ipersessualizzazione. In entrambi i casi manca spesso la cosa più semplice e più rivoluzionaria: la quotidianità di cui parlavamo prima. Negli ultimi anni, però, qualcosa si sta muovendo. Opere come Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma hanno mostrato che è possibile raccontare il desiderio tra donne senza trasformarlo in oggetto, ma restituendogli profondità, tempo, silenzi e reciprocità. Anche nella letteratura contemporanea e nelle produzioni indipendenti si intravede uno spazio più libero, anche se ancora fragile. Raccontare l’amore tra donne, dunque, significa colmare una mancanza storica.
