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Tutti i successi di Marylin che mancano in "Blonde"

La carriera della star va molto oltre quella della bionda svampita

Tutti i successi di Marylin che mancano in Blonde La carriera della star va molto oltre quella della bionda svampita

Marilyn Monroe non è stata solo la Blonde dell’omonimo film con Ana De Armas. Non è stata solo il simbolo dell’oggetto del male gaze o una figura tragica, vittima di una Hollywood in cui a comandare era il patriarcato. Marilyn era una donna sì fragile e complessa, ma anche intelligente, emancipata, generosa. Sono tante le cose importanti che ha fatto nella sua vita di cui la pellicola di Netflix non parla. Ad esempio era un’avida lettrice, un’autodidatta che superò balbuzie e dislessia fino a collezionare e leggere oltre 400 libri. Fu una delle prime star donna diventata produttrice e una delle prime a denunciare apertamente gli abusi sessuali a cui le attrici dovevano sottostare. Per portare un po' di luce nella variegata sfumatura di ombre presentate dal regista Andrew Dominik nel tentativo di rendere l'idea cosa significasse essere Norma Jane dietro all'enorme successo del personaggio fittizio che prende vita oltre la persona stessa, creando un'ulteriore distorsione della realtà per la tormentata ragazza. Puntiamo i riflettori su tutti i successi di Marylin che mancano in Blonde, ma che hanno reso la bionda diva di Hollywood un volto sfaccettato e amato nelle pesanti pagine della sua storia.

È stata la prima attrice a denunciare i predatori sessuali di Hollywood

La denuncia della cultura delle molestie sessuali a Hollywood non è iniziata nel 2017 o con le accuse a Harvey Weinstein, ma molto prima. Nel gennaio 1953, all’età di 27 anni, Marilyn Monroe fu coautrice, con la giornalista Florabel Muir, di un articolo intitolato "Wolves I Have Known" era parlava diffusamente della sex culture di Hollywood. Pubblicato su Motion Picture and Television Magazine, il pezzo denunciava la famigerata pratica predatoria del casting couch che permetteva agli uomini in posizioni di potere di abusare delle aspiranti attrici. "Il primo vero lupo che ho incontrato avrebbe dovuto vergognarsi di se stesso, perché stava cercando di approfittare di un semplice bambino." Scriveva la star e continuava elencando tutti i predatori incontrati fino a quel momento. "Erano pieni di falsità e di fallimenti. Alcuni erano viziosi e disonesti. Ma erano quanto di più vicino al cinema si potesse avere. Così ti sedevi con loro, ascoltando le loro bugie e i loro piani. E vedevi Hollywood con i loro occhi: un bordello sovraffollato, una giostra con letti al posto dei cavalli". Nonostante gli abusi subiti, Monroe è stata la prima a smascherare un sistema corrotto: "A Hollywood la virtù di una ragazza è molto meno importante della sua pettinatura.  Si viene giudicati per il proprio aspetto, non per quello che si è.  Hollywood è un posto dove ti pagano mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima.  Lo so, perché ho rifiutato abbastanza la prima offerta e ho resistito per i cinquanta centesimi". Per quanto ingenua, Marilyn aveva presto capito che "non era questo il modo per ottenere un lavoro nel cinema".

 

Fu tra le prime a pretendere di essere pagata come i suoi colleghi uomini

Nel 1954, la 20th Century Fox costrinse la Monroe a recitare nel musical The Girl in Pink Tights. Marilyn, che già considerava il copione spazzatura tanto da scrivere "spazzatura" sulla sua copia, abbandonò il set e si rifiutò di tornare dopo aver appreso che il suo interprete maschile veniva pagato tre volte il suo stipendio. Risultato? All’inizio lo studio la sospese e il film venne annullato. Alla fine, l’attrice e la 20th Century Fox si riconciliarono e la casa di produzione le diede un ruolo da protagonista in The Seven Year Itch di Billy Wilder, con tanto di bonus. Inoltre, la star ottenne il diritto di lavorare anche per altri studios e non più solo in esclusiva per la 20th Century Fox e, in base alle nuove condizioni, raggiunse una certa libertà creativa: ora aveva il diritto di approvare la sceneggiatura, il coreografo e il direttore della fotografia dei suoi film, nonché il diritto di porre il veto su qualsiasi film che non avesse uno dei registi da lei scelti.

Fondò una sua casa di produzione

Nel 1954, la Monroe, stufa dei ruoli insulsi e del suo misero stipendio alla Fox, fuggì a New determinata a essere l’artefice della propria carriera. Il 7 gennaio 1955 annunciò al mondo la costituzione della Marilyn Monroe Productions, società di produzione di cui era presidente e l’amico fotografo Milton Greene era vicepresidente. Fu una delle prime donne a fondare la propria società di produzione dai tempi della star del muto Mary Pickford e, negli anni successivi, il suo esempio fu seguito da moltissime altre star come Frank Sinatra, Paul Newman e Barbra Streisand. Il nuovo ruolo da producer conferì alla Monroe un potere quasi ineguagliato, consentendo a una diva della sua statura di controllare la propria carriera piuttosto che essere alla mercé di uno studio capriccioso e del suo magnate. Tra i successi più grandi della Marilyn Monroe Productions ci fu Bus Stop, adattamento di un'opera teatrale di William Inge diretta dall'impresario di Broadway Joshua Logan. Il film diede a Marilyn la possibilità di recitare nel suo primo ruolo drammatico. La sua performance fu così buona da farle ottenere un Golden Globe e una nomination agli Oscar.

 

La sua reazione alle foto di nudo

Nel 1949 e Marilyn era allora una giovane modella in una difficile situazione economica e accettò, in cambio di un compenso di 50 dollari, di posare per Tom Kelley per alcune foto di nudo che sarebbero state pubblicate nel calendario Miss Golden Dreams. Le immagini tornarono a galla nel 1952. L’attrice era già una famosa stella dello spettacolo e lo Studio minacciò di licenziarla, ma Monroe agì d’ancipo e vendette le foto a Hugh Hefner che le pubblico all’interno del numero di dicembre del 1953 di Playboy.

 

Ha sostenuto la carriera di Ella Fitzgerald

Torniamo indietro agli anni ’50. Negli Stati Uniti la questione razziale si stava infiammando, ma un artista black era ancora considerato di serie b o peggio ed per lui o lei trovare un ingaggio era difficile. Anche per la grande Ella Fitzgerald tanto che le negarono la possibilità di cantare al Mocambo, il prestigioso locale al numero 8588 Sunset Boulevard di West Hollywood frequentato da tutto il jet set di Hollywood. Quando Marilyn Monroe lo venne sapere, indignata, non esitò ad agire per aiutare la sua cantante preferita. Si dice che la star telefonò personalmente al manager del locale ingaggiando una lunga trattativa che terminò quando lei disse che in cambio dell’esibizione di Ella Fitzgerald nel locale, si sarebbe impegnata a sedere nella prima fila ogni sera, per una settimana. Così, grazie all’intervento di Marilyn Monroe, Ella Fitzgerald fu la prima donna nera a esibirsi in un locale di Hollywood tanto importante. Questo show segnò una svolt nella carriera artistica di Ella e diede una spinta all'integrazione razziale.

 

Supportava la comunità LGTQI+

Marilyn ha sempre sostenuto la causa della comunità LGBTQ+ e si è espressa più volte in modo molto chiaro sui problemi e sui diritti delle persone queer. La star ha sempre dato il suo sostegno agli amici che lottavano con la loro sessualità, come Montgomery Clift, uno degli interpreti più sensibili e talentuosi della sua generazione che recitò con lei in The Misfits. Riferendosi all’attore, tormentato e vessato per essere gay, Monroe disse: "Le persone che non meritano di aprirgli la porta, sogghignano per la sua omosessualità. Cosa ne sanno loro? Le etichette. Le persone amano etichettarsi a vicenda. Così si sentono al sicuro." In una conversazione con la presidente lesbica del suo fan club, Jane Lawrence, la Monroe aggiunse: "Quando due persone si amano, che importa di che colore o sapore o religione sono? Sono due esseri umani. È bellissimo. L'amore è bello. È così semplice"

 

Fu una filantropa

Marilyn mostrò più volte il suo lato generoso. Non appena la sua situazione finanziaria migliorò, sostenne molte cause diverse. Visto che un tempo lo era stata anche lei, la maggior parte delle donazioni era destinata ai bambini svantaggiati. Tra le associazioni di beneficenza che sosteneva c’erano WAIF, un’organizzazione che trovava casa ai bambini, The Milk Fund For Babies, March Of Dimes e molte altre. Fu generosa anche nel suo testamento dove lasciò scritto che il 25% del suo patrimonio "fosse utilizzato per promuovere il lavoro delle istituzioni o dei gruppi psichiatrici da lei scelti". La cifra andò alla clinica pediatrica Anna Freud di Londra.