Per un lieto fine non serve un marito Perché le donne single stanno riscrivendo le regole della realizzazione personale

Nessuna donna può essere felice da sola. O quantomeno è quello che ci è sempre stato detto, in società e sullo schermo. Se una donna aveva superato i quarant’anni ed era ancora single, qualcosa era andato storto. Era troppo ambiziosa e concentrata sul lavoro, o magari era troppo esigente, forse troppo eccentrica o semplicemente troppo sfortunata. In ogni caso, si trattava di un problema e andava risolto. La soluzione era chiara e una sola: trovare l’amore.

Come le commedie romantiche hanno definito la felicità femminile

Per anni la cultura pop ha raccontato la donna single come una persona in attesa e incompleta. Le commedie romantiche degli anni Duemila erano piene di protagoniste brillanti, divertenti e professionalmente realizzate che, però, venivano definite da unassenza. Pensandoci a ritroso, Bridget Jones era una donna perfettamente realizzata. Aveva un lavoro, amici stretti e una casa in centro a Londra. Peccato che il vero motore della storia resti la mancanza e la conseguente ricerca (disperata) di una relazione. E lo stesso vale per quasi tutte le altre protagoniste delle rom-com del tempo. Essere single era un marchio a fuoco da cancellare, una lettera scarlatta di cui liberarsi entro i titoli di coda.

L'era delle girlboss non ha rivoluzionato il copione

Gli anni 2010 hanno portato a una svolta facendo entrare in scena la figura della girlboss. Donne giovani indipendenti, autonome e ambiziose. Le protagoniste non erano più le damigelle in difficoltà in attesa di essere salvate; costruivano e davano forma al proprio mondo da sole. Eppure, il matrimonio e la coppia continuavano a occupare un posto centrale nel racconto. Da spettatori, non ci si chiedeva più quando avrebbe finalmente trovato l’amore ma si metteva in dubbio la sua apparente soddisfazione, data l’assenza di un uomo al suo fianco. Il successo lavorativo, l’avanzamento di carriera e la stabilità economica, fondamentalmente, erano tappe da raggiungere e superare prima di arrivare al vero traguardo finale. Che era sempre lui, l’amore.

Perché sempre più donne scelgono di rimanere single

Sembra, però, che oggi le cose stiano realmente virando verso una direzione diversa, opposta. La nuova ondata di femminismo, la crescente consapevolezza della condizione femminile e l’emancipazione hanno portato molte donne a scegliere attivamente la solitudine e l’assenza di un uomo nella propria vita. Negli ultimi anni si sta parlando di quiet quitting dal matrimonio, un rifiuto della vita di coppia tradizionale, il cui carico emotivo grava sulle spalle della donna. Finalmente, il matrimonio non viene più visto come un indicatore di successo personale.

La televisione sta finalmente adeguandosi alla realtà

E, come sempre, la cultura segue parallelamente la società. Anche sullo schermo viene dato più spazio a donne mature, la cui missione è costruire una vita soddisfacente per sé stesse e secondo i propri termini, a prescindere dalla presenza o assenza degli uomini. Il passo fondamentale è stato cambiare il modo in cui pensiamo alle relazioni e ne discutiamo pubblicamente. Abbiamo cominciato a parlare più liberamente di lavoro emotivo, salute mentale, carico domestico e dinamiche di genere all'interno delle coppie eterosessuali. Il matrimonio non consiste più soltanto nella promessa di compagnia e stabilità ma riflettiamo sempre di più sulle dinamiche e le responsabilità aggiuntive che vanno poi valutate con attenzione. Ed è così che la solitudine smette di essere un fallimento personale e passa all’essere percepita come una delle tante opzioni possibili fra cui scegliere liberamente Pensiamo ad Hacks, serie appena conclusa dopo 5 anni di comicità brillante. La serie tv mette al centro una donna di più di settant'anni che continua a continua ad affermare sé stessa attraverso il lavoro, l’amicizia e l’ambizione, senza che un uomo o una relazione sentimentale rappresenti il fulcro della sua realizzazione personale. Che l’amore ci sia o meno, è un dettaglio aggiuntivo, non un nodo principale della trama.

Il lieto fine non ha più bisogno di un matrimonio

È chiaro che le grandi storie d’amore non scompariranno e non sono destinate a svanire nel nulla. Siamo tutti un po’ romantici, in fondo, e rifuggire la realtà per immergerci in storie rose e fiori fa parte della condizione umana, forse. La rivoluzione, la ventata d’aria fresca è data dal peso che diamo alle storie d’amore nell’immaginario collettivo. Se per decenni il lieto fine coincideva necessariamente con una coppia che si scambiava il tanto agognato bacio sotto la pioggia, oggi ci apriamo alla possibilità di finali alternativi.

La “zitella gattara” non fa più paura

Fortunatamente, la figura della “zitella gattara” sembra stia tramontando. Per anni è servita come monito, uno spauracchio culturale che ricordava alle donne cosa sarebbe successo se non fossero riuscite a trovare l’uomo giusto in tempo. Adesso, invece, appare come un’opzione, in alcuni casi proprio quella auspicata. D’altronde, nel suo castello in Irlanda con i suoi gatti, Enya non sembra passarsela per niente male.

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