
Il paradosso della denatalità italiana Cresce l'attenzione sulle nascite, ma chi accompagna le famiglie quando arriva un bambino?
Quando nasce un bambino, nascono anche due genitori. Eppure, mentre l'arrivo di un figlio viene accompagnato da attenzioni, preparativi e aspettative, si parla molto meno di ciò che accade a madri e padri una volta tornati a casa. Nessuno nasce sapendo come prendersi cura di un neonato: si impara giorno dopo giorno, tra notti insonni, difficoltà nell'allattamento, stanchezza e responsabilità completamente nuove. E proprio quando il bisogno di sostegno diventa concreto, non tutti possono contare su un accompagnamento qualificato e continuativo.
Il calo della natalità in Italia: i dati di un fenomeno che sembra inarrestabile
È una delle questioni che rischiano di rimanere in secondo piano nel dibattito sulla denatalità in Italia: mentre ci si interroga su come incentivare le nascite, si parla molto meno di come sostenere le famiglie dopo l'arrivo di un figlio. A rendere ancora più attuale questa riflessione sono i nuovi dati Istat che confermano il calo della natalità. Nel 2025 in Italia sono nati 355.772 bambini, il 3,8% in meno rispetto al 2024, mentre il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico di 1,14. Nei primi sette mesi del 2026 le nascite sono diminuite di un ulteriore 1,1%. Numeri che raccontano un Paese in profonda trasformazione demografica e che invitano a interrogarsi non soltanto sulle condizioni che portano a scegliere di avere un figlio, ma anche sul sostegno offerto alle famiglie che questa scelta l'hanno già compiuta.
Chi pensa ai neo-genitori? Nessuno, pare
Quando nasce un figlio, anche i genitori hanno bisogno di essere accompagnati. Durante la gravidanza, le future madri possono contare su un percorso di visite, controlli e appuntamenti programmati. Con la nascita, però, inizia una fase completamente nuova, nella quale le difficoltà emergono spesso nella quotidianità e senza preavviso. Secondo i risultati della Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni dell'Istituto Superiore di Sanità, relativi all'indagine 2025, soltanto il 18,3% delle madri coinvolte ha dichiarato di aver ricevuto una visita domiciliare dopo il parto. Una percentuale che riguarda una specifica forma di assistenza, ma che richiama l'attenzione sull'importanza di raggiungere le famiglie anche nel loro ambiente quotidiano. Lo stesso ISS ha recentemente ribadito il valore delle visite domiciliari nei primi mille giorni di vita, anche come strumento per prevenire la solitudine genitoriale e rafforzare il rapporto con i servizi territoriali. La solitudine, infatti, non coincide necessariamente con l'assenza di familiari o amici. Si può essere circondati da persone disponibili e sentirsi comunque impreparati di fronte a bisogni mai affrontati prima. Il sostegno affettivo è prezioso, ma non sempre basta.
Una rete di sostegno che deve arrivare fino alle famiglie
Accanto all'assistenza sanitaria, un ruolo importante può essere svolto dalle figure specializzate che operano nell'ambito della maternità e della prima infanzia. Ostetriche, consulenti in allattamento, puericultrici e altre professioniste possono affiancare i genitori nei momenti più delicati, offrendo un supporto integrativo rispetto a quello garantito da pediatri, consultori e servizi territoriali. Non sempre, però, le famiglie conoscono queste possibilità o sanno a chi rivolgersi. È una criticità che Marika Novaresio conosce attraverso oltre quindici anni di esperienza nel settore della genitorialità, prima lavorando direttamente con le famiglie e poi occupandosi della formazione delle professioniste. Nel 2025 ha fondato Mater Impresa, dedicandosi allo sviluppo professionale di chi opera nell'ambito materno-infantile, con particolare attenzione alla riconoscibilità delle competenze e alla sostenibilità delle attività.
