La micoterapia è il nuovo rituale wellness Ma attenzione, non tutto quello che viene dal bosco è miracoloso

Il wellness non ci bastava più. Dopo aver trasformato il matcha in un rituale, il microbiota in un argomento da aperitivo e il sonno in una performance da monitorare ogni mattina, avevamo evidentemente bisogno di un’altra frontiera da ottimizzare. Così, sono arrivati i funghi. Non quelli del risotto, naturalmente. I protagonisti della nuova stagione sono i funghi medicinali, quelli che finiscono in capsule, polveri, estratti e perfino nel caffè, promettendo energia, concentrazione, relax, immunità e benessere generale. Il nome che raccoglie tutto è micoterapia, una pratica che utilizza funghi o loro estratti per scopi legati alla salute e al benessere e che affonda le proprie radici nelle medicine tradizionali asiatiche. Reishi, Lion’s Mane, Cordyceps, Chaga, Turkey Tail sono nomi che sembrano arrivare da un bestiario fantasy e che invece appartengono a un universo sempre più presente nelle nostre routine. Sono studiati per la presenza di composti bioattivi come beta-glucani, polisaccaridi e terpeni. Al Reishi vengono associati soprattutto stress e sonno; il Lion’s Mane è diventato il fungo prediletto di chi vive con troppe tab aperte, per il possibile ruolo su memoria, concentrazione e funzione cognitiva; il Cordyceps è correlato a energia e performance fisica, mentre il Chaga viene studiato per le sue proprietà antiossidanti. Sembra tutto molto promettente. Ma tra una molecola interessante, uno studio preliminare e una promessa stampata su una confezione c’è ancora parecchio bosco.

I funghi fanno davvero bene? Alcuni, ma non tutti

French Mush, dal sottobosco alla routine

È in questo territorio, a metà tra tradizione, ricerca e nuova estetica del wellness, che si muove French Mush, brand francese nato nell’ottobre 2023 dall’incontro tra Antoine Alibert, Audrey Smolak e Mattia Landro. La sua missione è prendere i funghi medicinali, fino a poco tempo fa confinati a erboristerie, studi e tradizioni lontane, e portarli dentro la nostra quotidianità. Il principio è semplice: se ormai abbiamo una routine per tutto, perché non averne una anche a base di funghi? Il brand propone capsule e polveri, con prodotti come le capsule di Lion’s Mane, Energia Mentale con Lion’s Mane e Cordyceps, il complesso di cinque funghi e le formule Boost e Cacao Boost. Un piccolo menù per scegliere, a seconda della giornata, quale versione di noi stessi provare a potenziare. French Mush insiste anche su origine europea, certificazione biologica AB, tracciabilità e metodo di estrazione. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, l’estrazione a ultrasuoni permette di aumentare la biodisponibilità degli estratti, arrivando fino al 92%. Sono aspetti importanti quando si parla di integratori a base di funghi, perché il nome sulla confezione racconta solo una parte della storia. Contano la specie, la parte utilizzata, la concentrazione, il metodo di estrazione, la provenienza e la quantità effettivamente presente. In altre parole, non basta che sulla confezione ci sia scritto Lion’s Mane. Bisogna capire quale Lion’s Mane, in quale forma e in quale quantità. Anche il fungo, a quanto pare, ha una sua versione couture.

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Mushroom coffee e il fungo da bere

Il momento in cui i funghi hanno definitivamente lasciato il bosco per fare il loro ingresso nella cultura wellness è probabilmente quello in cui sono finiti nel caffè. Il mushroom coffee è diventato il formato che meglio racconta questa trasformazione. Reishi, Lion’s Mane e Cordyceps entrano in caffè, cacao, snack, shot e polveri, mentre i functional mushrooms diventano parte di una quotidianità che vuole ottimizzare praticamente tutto. C’è il fungo per la concentrazione, quello per l’energia e quello per il relax. Il Lion’s Mane, studiato per composti come erinacine ed hericenoni, è il preferito della cultura nootropica; il Cordyceps quello di chi vorrebbe trasformare la colazione in un pre-workout; il Reishi quello della calm girl che alle 21 ha già messo il telefono in modalità notte. Ancora una volta, prendiamo qualcosa che cresce lentamente, lo trasformiamo in una polvere beige e poi gli chiediamo di farci essere più energiche, concentrate e possibilmente migliori entro le 9 del mattino. La ricerca, però, ha tempi decisamente meno instagrammabili. Gli studi sui funghi medicinali sono interessanti e in alcuni casi hanno prodotto risultati promettenti, ma spesso coinvolgono campioni piccoli, sono preliminari o non permettono di estendere facilmente i risultati alla popolazione generale. E, soprattutto, l’estratto utilizzato in uno studio non è necessariamente quello che troviamo nel nostro latte macchiato. Dose, specie, coltivazione, parte del fungo utilizzata ed estrazione possono cambiare parecchio il risultato.

Naturale non significa automaticamente miracoloso

I funghi hanno qualcosa di antico e quasi misterioso. Crescono al buio, sono stati utilizzati per secoli nelle medicine tradizionali e oggi vengono riproposti sotto forma di capsule perfettamente impilate e polveri da sciogliere nel latte. È il cortocircuito ideale per il wellness contemporaneo, alla continua ricerca di soluzioni che sembrino più gentili della farmacia e più intelligenti del semplice stare bene. La ricerca sui funghi medicinali esiste ed è in alcuni casi molto interessante, ma la qualità delle prove varia parecchio. Il caso del Turkey Tail è emblematico. Alcuni suoi composti sono stati studiati come supporto in ambito oncologico, soprattutto in Giappone e in altri Paesi asiatici. Questo, però, non significa che il fungo sia una cura per il cancro. La differenza tra una sostanza promettente e una terapia efficace non è una sottigliezza linguistica: è la differenza tra un’ipotesi e una prova. Lo stesso vale per il resto del mondo mushroom. Forse, allora, la cosa più sensata prima di scegliere un integratore di funghi medicinali è imparare a leggere l’etichetta, capire cosa stiamo comprando e, soprattutto, non chiedere a un fungo di risolvere, da solo, quello che abbiamo impiegato anni a complicare. La micoterapia può essere una frontiera interessante del wellness tanto che si stima che il mercato globale dei funghi funzionali crescerà da 8 miliardi di dollari nel 2020 a 19,3 miliardi di dollari nel 2030. Ma per ora, prima di attribuirle poteri da supereroe, meglio lasciarle ancora un po’ di tempo nel sottobosco. 

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