Per una make-up routine più sostenibile Dalle controversie dei prodotti refill alle possibili soluzioni

Per una make-up routine più sostenibile Dalle controversie dei prodotti refill alle possibili soluzioni

Quando si parla di sostenibilità nel beauty, si finisce quasi sempre a parlare dei materiali che vengono usati: plastica riciclata, vetro, carta, packaging più facili da smaltire. Molto meno di quello che succede alle confezioni una volta che il prodotto è finito. Un mascara o un rossetto possono durare qualche mese, mentre il contenitore che lo contiene rimane molto più a lungo. E se pensiamo alla quantità di cosmetici che vengono venduti ogni anno, tra palette, fondotinta, blush e mascara, il problema del packaging diventa piuttosto difficile da ignorare.

Per una make-up routine più sostenibile

Quanto pesa davvero il packaging nella sostenibilità del beauty?

Secondo il British Beauty Council, ogni anno vengono prodotte oltre 120 miliardi di unità di packaging per l’industria beauty e le confezioni rappresentano circa il 70% dei rifiuti del settore. Un dato che fa riflettere sulla quantità di materiale utilizzata per prodotti che, in alcuni casi, finiscono nel giro di pochi mesi. Anche scegliere un materiale piuttosto che un altro, però, non basta per capire quanto una confezione sia sostenibile. L’impatto del packaging va valutato lungo tutto il suo ciclo di vita, dalla produzione al trasporto fino all’utilizzo e allo smaltimento. È infatti uno dei principi alla base dell’ecodesign indicati anche da Cosmetica Italia, che include tra le possibili strategie la riduzione del peso e del volume degli imballaggi, in pratica di utilizzare meno materiale. È anche la direzione indicata dal nuovo regolamento europeo sugli imballaggi: dal 2030, peso e volume degli imballaggi dovranno essere ridotti al minimo necessario per garantirne la funzionalità. Il regolamento cita tra gli elementi da evitare anche doppie pareti, falsi fondi e strati non necessari. Ma sappiamo bene quanto nel beauty, il packaging non serva solo a contenere e proteggere un prodotto. Le sue dimensioni e il modo in cui è costruito contribuiscono anche a farlo percepire come più prezioso e credibile.

Il refillable make-up è davvero una soluzione?

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Il refill è una delle strade che il beauty sta sperimentando da tempo. Invece di ricomprare ogni volta il prodotto completo, si conserva il contenitore esterno e si sostituisce quello che contiene la formula. Nel make-up questo sistema funziona ed è particolarmente comune per blush, bronzer e ombretti, dove la cialda può essere inserita in una palette riutilizzabile, ma esiste anche per fondotinta e rossetti. Il punto è che il refill, in molti casi, è già un prodotto a sé. La ricarica può essere utilizzata anche senza il contenitore esterno, che finisce per funzionare quasi come una cover. Perché il sistema abbia davvero senso dal punto di vista ambientale, quindi, anche il refill dovrebbe utilizzare il meno materiale possibile ed essere pensato per sostituire l’acquisto di un prodotto nuovo completo. Il British Beauty Council inserisce refill e riuso tra le strategie che il settore dovrebbe adottare. Ma chiamare un prodotto "refill" non basta: bisogna guardare quanto packaging viene effettivamente risparmiato ogni volta che scegliamo una ricarica.

E se il packaging fosse semplicemente meno?

Il British Beauty Council parla anche di "naked products", cioè prodotti venduti con una quantità minima di packaging o senza confezione. Nel make-up è un concetto che può funzionare particolarmente bene: una cialda, per esempio, può essere venduta senza una palette completa e inserita in un contenitore riutilizzabile che si conserva nel tempo. Questo non significa però che eliminare la plastica sia sempre la soluzione. Anche carta, vetro e alluminio richiedono risorse ed energia per essere prodotti, trasportati e smaltiti. La questione diventa quindi capire quale confezione sia davvero necessaria per un determinato prodotto e quale, invece, aggiunga soprattutto qualcosa alla sua estetica e desiderabilità.

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