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Color Carne non è solo un colore

La campagna di sensibilizzazione Color Carne è un progetto di advocacy per una rappresentazione più autentica

Color Carne non è solo un colore La campagna di sensibilizzazione Color Carne è un progetto di advocacy per una rappresentazione più autentica

Di che colore è il color carne? Una domanda, questa, in apparenza semplice che apre, invece, un importante dibattito legato al colore della pelle e al rispetto delle molteplici differenze esistenti. Partendo dalla definizione stampata sui principali vocabolari, la risposta univoca risulta essere "È un beige, rosa, simile al colore della carne umana" ma il colore della carne umana è solo rosa? Questa è la prima domanda che si sono poste Giuditta Rossi, strategist nera, e Cristina Maurelli, storyteller bianca, che lavorano insieme per Bold Stories, società di consulenza strategica.

La campagna di advocacy "Color Carne" vuole cambiare colore al color carne facendolo diventare da rosa a tutti i colori dell’umanità, per rendere questo mondo un luogo di diritti trasversali che non includa alcuni, escludendone altri. Le fondatrici di questo progetto, durante una banale conversazione, hanno pensato di accendere la luce sull’assurdità del significato che si attribuisce a questo termine e alla narrazione che gli si crea intorno, passando all’azione.

"L’idea di descrivere il color carne come rosa presuppone, spesso inconsciamente, che la pelle di una persona bianca sia la norma ma per noi il color carne non è un unico colore, è tutti i colori dell’umanità".

Per partecipare alla campagna basta andare sul sito colorcarne.it o sui canali social di Color Carne Project e scegliere una delle originali card, che raffigurano persone con diverse tonalità di pelle che esemplificano come il color carne non sia solo un colore, da condividere direttamente con l’hashtag #colorcarne, già pronte con messaggio, immagini e grafica. Il sito interamente dedicato è completo di tutte le informazioni con un interessante "colorimetro" con i colori dell’umanità e case study e tool che mostrano come questa tematica venga affrontata nel mondo e in diversi settori: dall’editoria ai prodotti e ai progetti artistici. All’interno del sito si trovano anche i video che spiegano gli accadimenti di questi due mesi di campagna e la pagina "Parlano di noi" con una rassegna stampa davvero sorprendente: tantissime testate, blog, influencer, realtà profit e no profit raccontano questo percorso di uguaglianza.

"Lavoriamo insieme per Bold Stories, una società di consulenza strategica che aiuta aziende, organizzazioni e istituzioni a trovare la propria identità e, attraverso una narrazione autentica, a stabilire strategie vincenti. La nostra consulenza utilizza il modello proprietario che propone le strategie di narrazione e il potere delle storie come strumenti per raggiungere gli obiettivi aziendali, progettare e sostanziare il cambiamento".

È importante per un brand avere un purpose, uno scopo e, ancora, è importante che si comprenda quanto siano fondamentali all’interno di una società valori quali diversità, inclusione e sostenibilità. Questa campagna è diventata un modo per contribuire al cambiamento che le sue ideatrici vorrebbero nel mondo, ritendendola a tutti gli effetti un’idea molto BOLD. 

"Siamo molto soddisfatte dei risultati: la Garzanti ha cambiato la definizione del termine "color carne" sul suo dizionario on line, in attesa di farlo anche su quello cartaceo di prossima pubblicazione. La stessa cosa ha fatto Internazionale con il suo dizionario on line mentre Devoto-Oli e Zanichelli hanno promesso che lo faranno. Finalmente anche in Italia definire il color carne come solo rosa o beige, ora, è discriminatorio e non rappresentativo di tutti i colori della pelle di ogni persona. Il sito colorcarne.it è attualmente in prima posizione nella ricerca del termine e digitando su Google "color carne" le card della campagna padroneggiano la ricerca per immagini".

Color Carne vuole essere la dimostrazione di come concetti che sembrano innocui, in particolare nel linguaggio e nelle rappresentazioni visive, possano invece nascondere distorsioni, pregiudizi e stereotipi. È un invito a sfidare lo standard, a farsi delle domande e, se quello standard non ci corrisponde, ad agire per costruire una società in cui la diversità venga valorizzata e in cui ogni persona sia in grado di riconoscersi. Le parole sono certamente importanti perché creano la realtà, la definiscono, e in questo caso la discriminazione verte sul colore della pelle ma gli stessi concetti valgono, senza ombra di dubbio, per tutte le categorie sottorappresentate. 

"Le cose stanno cambiando anche se lentamente e non dappertutto. Il settore beauty è, per esempio, un settore mediamente più attento a tematiche di diversità e inclusione ma la strada è ancora molto lunga. Le espressioni nudo e naturale non sono inclusive perché attualmente fanno comunque riferimento ai colori rosa e beige relativi alla pelle delle persone bianche".

Tra i nuovi obiettivi che questo progetto si propone, a fronte anche dei risultati fino a qui ottenuti, c’è anche quello di portare questa campagna in giro per l’Europa perché quest’espressione è presente in molte altre lingue. Intanto Giuditta e Cristina sono entrate nelle scuole attraverso workshop e laboratori dedicati.

"Diversità e inclusione sono per noi cruciali nello sviluppo di una società che diventi più giusta e più felice".