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Moda e cultura degli "Swinging Sixties"

Londra, le minigonne, Twiggy, la space age culture e la musica come simbolo di cambiamento sociale

Moda e cultura degli Swinging Sixties Londra, le minigonne, Twiggy, la space age culture e la musica come simbolo di cambiamento sociale

Se gli anni Cinquanta erano in bianco e nero, gli anni Sessanta sono in technicolor. Pop è la parola d’ordine degli anni ’60. Gli “Swinging Sixties" sono il decennio determinante per la Gran Bretagna.
È il decennio dello youthquake, quello in cui ai figli del baby-boom, ormai giovani adulti, viene data voce per la prima volta e con la loro carica innovativa riescono ad imporre alla società una svolta di enorme importanza, ponendosi come modello di riferimento della cultura del cambiamento.

In soli dieci anni, Londra si trasformò da città squallida e conservatrice ad essere l’ombelico del mondo, fatta di libertà, speranza e promesse. Era la città dove tutto era possibile. Tutto ciò che è inglese, a partire dagli abiti, dalle scarpe, dai dischi e dagli accessori, diventa automaticamente di moda. I giovani europei ed americani non rinunciano al fascino brit e migrano verso l’isola per respirare l’aria di libertà, ascoltare musica, adeguarsi al look swinging e cogliere meglio lo spirito dei tempi.

 

La moda negli anni '60

La moda rispecchiava i cambiamenti sociali del tempo: un’esempio lampante è l'arrivo della minigonna, progettata da Mary Quant come indumento per sentirsi libera consentendo alle giovani donne  di "correre e saltare”. La fece indossare a una commessa adolescente di nome Leslie Hornby, che spopolerà in tutto il mondo con il soprannome di Twiggy (grissino) diventando icona di bellezza acerba, filiforme e, con il suo viso infantile, incarnando gli ideali estetici di questa generazione. Per la prima volta le donne sono libere di indossare abiti più giocosi e giovanili che dieci anni prima sarebbero stati considerati oltraggiosi.

Iniziano così ad apparire stampe psichedeliche e colori vivaci. Le gonne si accorciano e gli stivali si mostrano e diventano un must have da quelli alti al ginocchio “gogo boots” allo stivaletto “beatles”, il chelsea boot.

La conquista dello spazio negli anni ’60, è un tema di assoluta attualità, essendo il terreno su cui si giocano le sfide della guerra fredda. Le case di moda come Paco Rabanne e Pierre Cardin si lasciano volentieri ispirare: nasce così la space age couture, futuristica ed ancora oggi attuale. Gli occhiali da sole diventano un accessorio popolare, da sfoggiare anche in città. Negli anni ’60 sono popolari le montature squadrate, ma anche montature “crazy” ispirate alla space age, modello mascherina, oversize oppure con lenti di forme diverse.

È stata Diana Vreeland, direttrice di Vogue nel 1965, a definire Londra la città più alla moda dell’epoca, un vero e proprio laboratorio di tendenze e stili, mecca dello shopping dei teenager con suoi negozi Biba, Bazaar e Ossie Clark e le vetrine coloratissime di Carnaby Street a Soho. Tutte, ma proprio tutte le tendenze sembrano partire da qui.

 

Non solo moda

In questo decennio si realizza una vera e propria rivoluzione sociale che si manifesta in primis attraverso l’abbigliamento ma anche e soprattutto attraverso importanti stravolgimenti politici, sociali e culturali in cui si cerca un mondo con maggiore apertura, tolleranza e democrazia. In questo vengono influenzate anche le arti, la letteratura e la musica che subirono profonde innovazioni, adottando nuovi linguaggi espressivi.

Il settimanale Times nell’Aprile del 1966 conia il termine  “Swinging London”, cosi facendo la rende la capitale dello stile: dalla musica alla moda giovane, tutte le tendenze nascono sulle rive del Tamigi. La capitale britannica viene così consacrata a centro attivo della cultura giovanile, capace di attrarre un’intera generazione dal resto d’Europa e persino dagli Usa. Insomma, tutto quello che nasceva a Londra diventava subito di moda, subito “cool”.

La musica è uno degli aspetti più importanti e determinanti degli anni '60. Per quanto il rock and roll iniziò ad avere un effetto già dagli anni ’50 in Gran Bretagna, fu solo all'inizio di questi fatidici anni con l'emergere dei gruppi "British Invasion" come i Beatles, che la musica apportò davvero i suoi cambiamenti rivoluzionari. I Beatles sono un esempio lampante di come la musica abbia influenzato la vita dei giovani britannici, che iniziano a difendere le loro convinzioni e la loro individualità.

Sebbene la Gran Bretagna non fosse direttamente coinvolta nella guerra del Vietnam, artisti britannici come l’ex Beatles John Lennon, portarono all’attenzione di tutti gli orrori della guerra, attraverso canzoni come "Give Peace a Chance”. I fans seguirono le orme dei loro idoli per perseguire la pace e la libertà. Questo è diventato uno dei maggiori aspetti associati al movimento hippie. La gente ha iniziato a sfidare e mettere in discussione le autorità, qualcosa che sarebbe stato inaudito dieci anni prima.

Ancora per poco, però, perché entro qualche anno l’energia e l’effervescenza giovanile avrebbero cambiato pelle e dal brio della swinging London si sarebbe passati alla rottura generazionale e alla ribellione del ’68.