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Perché ci ritroviamo ancora una volta a parlare di magrezza

L'economia della magrezza e l’ossessione dell'estate per il corpo sottile

Perché ci ritroviamo ancora una volta a parlare di magrezza L'economia della magrezza e l’ossessione dell'estate per il corpo sottile

Non ho mai voluto essere mid-size. Per me era inconcepibile arrendermi ad un fisico diverso da quello delle mie amiche che entravano comodamente in una taglia 38 o 40. E non importava che la cosa corrispondesse alla realtà, perché la vera battaglia era nella mia testa, nella percezione che un centimetro in più fosse un ostacolo all'essere "bella". Odiavo i miei fianchi mediterranei e il viso rotondo. Ho sempre desiderato avere le gambe sottili, le guance scavate, la pancia concava e le ossa sporgenti. Soffrivo a non essere minuta come Milla Jovovich, Kate Moss e le altre ragazze sulle copertine delle riviste che divoravo avidamente. Invidiavo loro e le mie compagne di classe che condividevano la loro stessa taglia. Ai miei occhi di adolescente cresciuta nell’era dell’heroin chic, di vita bassa, minigonne inguinali e top che lasciano le pance scoperte la magrezza era molto più del lasciapassare per rientrare nella categoria dei "cool kids". Portava con sé una sorta di immediatezza, di facilità, di leggerezza. Le ragazze skinny potevano indossare tutto. Quando arrivava l’estate bastava una semplice canotta e un paio di shorts ed essere perfette, pronte a conquistare il mondo; mentre io dovevo studiare ore davanti allo specchio, stratificando abiti e pantaloni, soffocando nel caldo e nelle insicurezze. E se qualcuno mi avesse detto la verità sacrosanta che nessun corpo è sbagliato, brutto o indesiderabile, io non gli avrei mai creduto o almeno non avrei mai creduto che quell’idea così semplice eppure rivoluzionaria si potesse applicare alla mia immagine riflessa nello specchio. La consapevolezza che una persona sia più della taglia che porta non era sufficiente a emanciparmi da quell’idea aspirazionale di perfezione che la società impone e che io, come molti altri, avevo interiorizzato a tal punto da limitare le mie scelte in fatto di stile e non solo. Corpo e peso sono complicati perché toccano dinamiche soggettive. Questa è la mia storia, ma non è poi così diversa dall’esperienza di molti altri perché, come scrive Jia Tolentino nel suo libro Trick Mirror, "il parassita psicologico della donna ideale si è evoluto per sopravvivere in un ecosistema che finge di resisterle", body positivity e femminismo "non hanno sradicato la tirannia della donna ideale ma, piuttosto, l'hanno radicata e resa più complicata".

La verità che abbiamo timore di dire ad alta voce? La magrezza offre alle persone privilegi e la maggior parte di noi ha accettato che la perfezione esista solo in un corpo magro. Vorremmo cambiare la situazione, facciamo lunghi e spesso retorici proclami sull’argomento, ma le radici di questa illusione collettiva che la bellezza sia univoca sono così profonde da essere refrattarie ad ogni tentativo di estirpazione. Lo conferma anche un recente articolo dell’Economist, per quanto riguarda la popolazione nei paesi avanzati e soprattutto le donne, c’è una stretta correlazione tra reddito e peso e diversi studi hanno scoperto che le donne in sovrappeso, o obese, sono pagate meno dei loro coetanei più magri. Così è inutile stupirsi se alle ultime sfilate i brand sembrano aver cancellato dai loro casting le modelle plus size, le Kardashian diventano sempre più filiformi, si diffonde l’abuso di Ozempic come dimagrante e, nonostante su Instagram elogiamo la bellezza body positivity di celeb come Ashley Graham e Lizzo, la diet culture è più viva che mai. 

L’estate alimenta la rincorsa verso la magrezza. Più sale la temperatura e più ci troviamo a negoziare con i nostri corpi. Ci piace ricordare agli altri e a noi stessi la validità di corpi diversi, ma poi, ogni stagione, ci ritroviamo intrappolati in un circolo vizioso dal quale non si riesce a uscire che crea frustrazione anche business. L’idea che bellezza e taglia ridotta siano sinonimi è talmente radicato dal punto di vista sociale e culturale che continuiamo ad acquistare creme rassodanti, a sottoporci a diete restrittive, ma anche a leggere e scrivere pezzi sull'argomento. Siamo vittime e carnefici di noi stessi. Continuiamo a chiederci se esista un elisir che ci faccia apparire come Bella Hadid, come la Gabriette post perdita di peso e crediamo ad ogni pozione anti cellulite, benda drenante o scrub miracoloso reclamizzi un corpo degno di superare con successo la prova costume. Chi più chi meno, ogni commento positivo o negativo sulle nostre curve o sulla loro assenza ci tocca, lascia un segno e condiziona comportamenti, scelte. Come facciamo ad emanciparci da questi meccanismi tossici? Qualcuno è riuscito a capirlo, ma la maggior parte di noi fatica a mettere a fuoco verità e soluzioni alternative.

Qui sotto alcune letture che potrebbero aiutare a far luce sull’argomento.

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