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5 libri da leggere sotto l'ombrellone

Per una lettura rilassante fra un tuffo e l'altro, con in sottofondo il rumore del mare

5 libri da leggere sotto l'ombrellone Per una lettura rilassante fra un tuffo e l'altro, con in sottofondo il rumore del mare

Dall’inizio dei tempi esiste un dibattito fra i lettori su quale tipologia di libri sia meglio portarsi in vacanza in estate, da leggere sotto l’ombrellone: dagli studenti in sessione che usano i libri di testo per ripararsi dal sole sperando di assimilare qualcosa per osmosi, ai pretenziosi per cui il libro da spiaggia è uno sfoggio intellettuale piuttosto che il piacere della lettura fine a sé stessa - perchè diciamocelo, nessuno ha mai letto Dostoevskij in spiaggia con piacere - fino agli adolescenti con i loro teen drama rubati dalle librerie delle madri.

Per togliervi il dubbio, nss G-Club ha preparato una lista di 5 romanzi (o di raccolte di racconti) che, oltre a distinguersi per la bellezza della trama, per lo stile, o per la spiccata ironia, possiamo considerare perfetti per permetterci di non perdere il filo del discorso nonostante il sole, il vento, la sabbia negli occhi e il rumore del mare.

 

1. ME PARLARE BELLO UN GIORNO di David Sedaris

"Quando la merda ti abbatte, dì semplicemente 'fanculo' e mangiati delle fottute caramelle.”

David Sedaris, personaggio radio, umorista, scrittore, figlio degli anni ’60 e dell’ironia nevrotica di Woody Allen, scrive questo libro come una sorta di flusso psicanalitico misto a monologo di stand up comedy. Il libro svela l'infanzia di Sedaris nella Carolina del Nord, la prima età adulta a New York e le sue recenti avventure con il ragazzo Hugh a Parigi. David difende la sua ribellione di quinta elementare contro una logopedista che ha tentato di alleviare il difetto di pronuncia della s, razionalizza che il suo terapeuta aveva l'obiettivo nascosto di "deomosessualizzarlo", scrive della dipendenza di sua sorella dall’abbronzatura, della folle idea del padre di fondare un gruppo jazz composto dai suoi figli. Sedaris si burla della propria mediocrità, del suo scarso punteggio nel test del QI, si sente talmente anonimo che deve aggrapparsi ai suoi difetti per crogiolarsi nell’idea di essere in qualche modo diverso dagli altri, ma fa tutto questo con spontaneità, autoironia e una sana dose di cinismo, tanto che diventa impossibile non volergli bene.



RIVE GAUCHE di Agnès Poirier

“Erano tutti innamorati di Simone. Bouvoir e Sartre concordavano sul fatto che la loro relazione fosse essenziale, mentre le altre relazioni che avessero avuto sarebbero rimaste contingenti. La loro vita insieme, e non, formava increspature in un lago sempre più profondo.” 

La Sorbona, Les Deux Magots, Café de Flore, l'Hôtel La Louisiane: la mitica Rive Gauche tra gli anni Quaranta e Cinquanta. Dalla polvere dei bombardamenti una città si rialza con la gioia che caratterizza ogni processo di rinascita, grazie soprattutto ai numerosi artisti e intellettuali come Sartre, De Beauvoir, Juliétte Greco, Picasso, Miles Davis, James Baldwin, Samuel Beckett, Saul Bellow, Christian Dior, che hanno contribuito a rendere Parigi la capitale della cultura europea del dopoguerra nell’immaginario collettivo. Dall'esistenzialismo al teatro dell'assurdo, dal jazz alle chansons, fino alla ricerca di una terza via in politica e al femminismo militante, Rive Gauche è un viaggio letterario alla scoperta delle origini dei simboli sacri di una nazione.



LA VITA È QUALCOSA DA FARE QUANDO NON SI RIESCE A DORMIRE di Fran Lebowitz

“Ci sono così tanti scrittori alcolizzati perché se devi essere faccia a faccia con te stesso, è meglio se uno dei due è ubriaco.”

Fran Lebowitz è uno dei pilastri culturali di New York, come gli hot dog o l'Empire State Building. Fu assunta nei primi anni settanta da Andy Warhol per scrivere sulla rivista Interview, per cui curò due rubriche: una sui film brutti (The Best of the Worst) e una di mondanità newyorkese (I Cover the Waterfront). Recentemente Martin Scorsese le ha dedicato il documentario Public Speaking e la docuserie su Netflix Una vita a New York. È senza dubbio la voce umoristica più sferzante d’America, ha un’opinione su qualsiasi argomento e non si fa pregare per esternarla, è arguta, crudele, pungente, Newyorchese, amante della moda, del lusso e dell’arte. È diventata - suo malgrado - icona di stile, fra le dieci donne meglio vestite secondo Vanity Fair nonostante indossi da anni varianti dello stesso outfit: occhiali tondi tartarugati, camicia con gemelli, jeans, giacca maschile e camperos. Ha ufficialmente smesso di scrivere nel 1981 e da allora non ha mai smesso di parlare, si è ritagliata una carriera come public speaker e ha tenuto conferenze e interviste pubbliche praticamente su tutto: dalla politica alla moda, all’arte, al cinema, al teatro. Nessuno ha mai osato contraddirla. Qui sono raccolti quasi tutti i suoi scritti, in un libro a metà tra un commentario sociale e una serie di lamentele.

 

CAMBIARE L’ACQUA AI FIORI di Valérie Perrin

“Perché si va verso certi libri come si va verso certe persone? Perché siamo attratti da determinate copertine come lo siamo da uno sguardo, da una voce che ci sembra conosciuta, già sentita, una voce che ci distoglie dal nostro percorso, ci fa alzare gli occhi, attira la nostra attenzione e cambierà forse il corso della nostra esistenza?”

La storia di una vita tanto difficile quanto ordinaria, con la sua buona quota di lutti, tradimenti, cadaveri negli armadi di famiglia, angoscia e resilienza. Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna, tenera e piena di amore, sentinella ipersensibile dei treni, poi dei morti, ma soprattutto dei vivi che li accompagnano. Durante le visite ai propri cari, infatti, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna sempre pronta ad offrire un caffè caldo o un sorriso cordiale, finchè un giorno un poliziotto dalla Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti, tra vivi e vivi. Un libro delicato, ma potentissimo.

 

L’ANIMA DELLA FESTA di Tea Hacic-Vlahovic

“Dicono che i croati vengano in Italia per rubare i mariti. Ma non sono così prevedibile. Sono anche americana, potrei rubare qualsiasi cosa”.

L’anima della festa è una dark comedy ambientata a Milano, un po’ Sex and the City ma più splatter e squattrinato. Mia, giovane americana da poco espatriata nella città della moda, è la trasposizione pseudo-autobiografica di Tea, performer croata-americana arrivata a Milano all’inizio degli anni 2000, per tuffarsi nel mondo della moda e della vita notturna. Coinquiline che come lei mangiano solo junk food per risparmiare i soldi per un cocktail, in case che sembrano baracche ma costano come suite, facendo lavori molto cool ma super precari, con fidanzati inaffidabili. Sesso, droga e ancora sesso sullo sfondo di una Milano sfrenata e sfrontata come forse non l’avete mai vista, in un libro che potremmo definire un memoir o il manifesto di una generazione, che racchiude dentro di sé ironia ma anche una profonda tristezza (proprio come la generazione di cui si fa manifesto).