Abbiamo chiesto a una neuroscienziata se ci sono differenze tra cervello maschile e femminile Intervista a Raffaella Rumiati alla vigilia del suo intervento al Pianeta Terra Festival

Abbiamo chiesto a una neuroscienziata se ci sono differenze tra cervello maschile e femminile Intervista a Raffaella Rumiati alla vigilia del suo intervento al Pianeta Terra Festival

Nell’ambito di Pianeta Terra Festival, sabato 10 ottobre alle ore 15.15 presso l’Orto Botanico di Lucca, la professoressa di neuropsicologia e neuroscienze cognitive Raffaella Rumiati sarà protagonista dell’incontro Come funziona la testa delle donne? in dialogo con Francesca Buoninconti. Nel 2026 Rumiati ha pubblicato per gli Editori Laterza La mente delle donne. "Nel libro La mente delle donne ho scelto di guardare ad alcuni ambiti in cui le differenze tra donne e uomini vengono spesso date per scontate e finiscono per tradursi in diseguaglianze" ci ha spiegato. "Per esempio, l’idea che le donne siano meno portate per la matematica o, al contrario, naturalmente più empatiche. Ho cercato di capire che cosa ci sia davvero dietro queste convinzioni, mettendo insieme ciò che sappiamo sul cervello, sul comportamento e sulle esperienze che ci formano" e quindi? Questo è quello che ci ha detto, prima sul libro e poi su molto altro. 

Intervista a Raffaella Rumiati alla vigilia del suo intervento al Pianeta Terra Festival

Al Pianeta Terra Festival si parla di ecosistemi, relazioni e sostenibilità: in che modo l'ambiente umano e naturale in cui siamo immerse plasma la nostra plasticità cerebrale e l'identità di genere?

La plasticità è una proprietà fondamentale del cervello, ma non significa che partiamo da una tabula rasa. Veniamo al mondo con una storia biologica già iniziata, sulla quale l’esperienza continua a scrivere. Per questo la contrapposizione tra ciò che è biologico e ciò che è appreso è in gran parte fuorviante: l’esperienza stessa diventa biologia quando modifica il cervello. Ed è proprio la plasticità a rendere più complesso il discorso sulle differenze tra donne e uomini. Fin dall’infanzia, esperienze, aspettative e opportunità diverse possono rafforzare alcune capacità e interessi e scoraggiarne altri. Per questo osservare una differenza funzionale non significa averne individuato l’origine. È nello spazio tra cervello e biografia che dobbiamo cercare di capire come si costruiscono molte delle differenze che associamo al genere.

Abbiamo chiesto a una neuroscienziata se ci sono differenze tra cervello maschile e femminile Intervista a Raffaella Rumiati alla vigilia del suo intervento al Pianeta Terra Festival | Image 636874

Si sente spesso parlare di cervello maschile e cervello femminile: la neuroscienza ha mai trovato una vera distinzione o è solo un grande mito difficile da sfatare?

Nel mio libro cito il modello del mosaico proposto da Daphna Joel e colleghi: ogni cervello presenta una combinazione di caratteristiche, alcune statisticamente più frequenti nelle donne, altre negli uomini, altre comuni a entrambi i sessi. La cosa interessante è che queste caratteristiche non si dispongono in modo coerente lungo un asse maschile-femminile: cervelli uniformemente maschili o femminili sono rari. La maggior parte di noi ha, appunto, un cervello a mosaico. Il mito nasce quando da differenze medie tra gruppi ricaviamo l’idea che esistano due categorie naturali e separate di cervelli. È un salto che i dati non giustificano.

Nel suo libro La mente delle donne, analizza il tema dell'empatia, definendola una virtù fragile che può guidarci nelle scelte morali ma anche portarci fuori strada: in che modo l'empatia femminile viene travisata o usata come uno stereotipo a doppio taglio?

L’empatia può aiutarci a comprendere gli altri, ma non è necessariamente una buona bussola morale: è selettiva e può persino distorcere il giudizio. Per le donne c’è poi un problema ulteriore: l’idea che siano "naturalmente" più empatiche ha trasformato questa capacità in un’aspettativa sociale, quella di comprendere, accudire e farsi carico degli altri. È così che l’empatia, da risorsa, può diventare un vincolo e una forma di lavoro emotivo invisibile.

Nel testo affronta argomenti complessi come la sessualità, la misoginia e il consenso da una prospettiva neuroscientifica e giuridica: quali sono le trappole mentali più grandi che la nostra società continua a perpetuare su questi temi?

Sono tre trappole diverse, ma hanno qualcosa in comune: trasformano aspettative sociali in presunte caratteristiche naturali. Nella sessualità, continuiamo a pensare che uomini e donne abbiano desideri radicalmente diversi, mentre le differenze sono molto più sensibili all’esperienza e al contesto di quanto immaginiamo. Nella misoginia, la trappola è l’oggettivazione: ridurre una persona al suo corpo significa smettere, almeno in parte, di rappresentarla come una mente con pensieri, emozioni e intenzioni. Nel consenso, infine, persiste il mito della "vera vittima", quella che reagisce e si difende: sappiamo invece che di fronte a una minaccia il cervello può produrre anche una risposta di freezing, che può rendere impossibile reagire come ci aspetteremmo.

Se la nostra mente si trasforma in base alle esperienze che facciamo, come possiamo "allenarla" a liberarsi dagli stereotipi?

Gli stereotipi non vivono da soli: siamo tutti noi a tenerli in vita. Nel modo in cui parliamo ai bambini, in ciò che ci aspettiamo da una ragazza o da un ragazzo, nelle scelte della scuola, nei criteri con cui organizziamo il lavoro e distribuiamo opportunità e potere. Non basta quindi insegnare alle persone a riconoscere gli stereotipi: dobbiamo smettere di costruire una realtà che ogni giorno dà loro ragione. Se il cervello è plastico, cambiare quella realtà significa anche cambiare le menti.

Qual è il messaggio o il falso mito che le piacerebbe cancellare definitivamente dalla testa delle giovani donne di oggi?

Vorrei cancellare l’idea che essere donna significhi essere naturalmente portata – o non portata – per qualcosa. Se vogliamo che ciascuna possa davvero scegliere che cosa diventare, dobbiamo rimuovere aspettative, stereotipi e costrizioni che ancora orientano quelle scelte prima ancora che vengano compiute.

Continua a leggere