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Le mestruazioni sono ancora un argomento tabù?

Come è cambiata la conversazione sul ciclo femminile nel corso degli anni

Le mestruazioni sono ancora un argomento tabù?  Come è cambiata la conversazione sul ciclo femminile nel corso degli anni

Non ci si rende conto di quanto certi tabù siano diffusi finché non vengono sradicati. 

Così è successo con lo spot di Nuvenia che per la prima volta in Italia ha mostrato del sangue rosso (vale la pena sottolinearlo) all’interno della sua nuova campagna pubblicitaria di assorbenti. Niente più liquido blu - neanche fossimo degli extraterrestri - niente petali, ruote, salti, maratone con indosso pantaloni bianchi: il ciclo è stato finalmente rappresentato in maniera normale, senza sensazionalismi e retoriche della superdonna che affronta mille sfide proprio in quei giorni, per molte in realtà dolorosi e scomodi. Non dovrebbe sorprenderci sapere che lo spot aveva avuto già un grande successo all’estero, soprattutto nel Regno Unito, primo paese ad abbattere le barriere televisive. La campagna pubblicitaria ha vinto anche il più ambito premio di settore nel 2018, ma tutto questo non è bastato pare. E’ arrivata in Italia ben due anni dopo, solo a seguito di un’attenta analisi di mercato e delle conversazioni in atto sui social media e sulla stampa. Dopo la messa in onda, proprio i social si sono scatenati e sono state tantissime anche le donne che lo hanno definito di ‘cattivo gusto’, ‘una pubblicità che ha violato la riservatezza femminile’, ‘umiliante’ fino ad arrivare a vere e proprie dichiarazioni di boicottaggio del marchio e all’auspicio di non ritrovarselo davanti durante l’orario dei pasti. 

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Di certo le pubblicità di assorbenti non sono sempre esistite, come d’altronde non sono da sempre esistiti gli stessi assorbenti. Le donne però fin da subito hanno fatto loro il motto “fare di necessità virtù” e hanno usato praticamente tutto quello che passava loro di mano, era dopo era: dal papiro alla lana, alle pelli. Perfino il muschio. Poi per fortuna hanno potuto iniziare a usare gli avanzi di tessuto, tenuti fermi alla bell’e meglio con spille e cinture. I primi modelli di assorbenti che conosciamo oggi hanno fatto la loro comparsa solo alla fine dell’Ottocento, negli Stati Uniti e in Germania, ma a differenza di quanto si possa pensare, non ci sono state folle di donne festanti ad accoglierli. Nessuna voleva comprarli, perché era troppo imbarazzante farlo. 
Durante la Prima Guerra Mondiale, alcune infermiere hanno iniziato a fabbricarli con gli avanzi di garze mediche, fatte di un materiale molto assorbente, chiamato Cellucotton. L’azienda produttrice ha cercato di reinventare il proprio business e diffondere questa scoperta ma, anche in questo caso, le vendite tardavano ad arrivare. 

Finalmente nel 1921 la svolta: non solo grazie a un nuovo materiale che univa tessuto e cotone, chiamato Kotex, ma anche per l’introduzione di una nuova metodologia di acquisto. I negozianti esponevano gli assorbenti sui loro banconi con a fianco una scatola in cui inserire il denaro, senza quindi costringere le donne a pronunciare parole ritenute troppo “imbarazzanti”, per di più davanti a commessi praticamente sempre uomini. Consumismo & tabù sono andati fin da subito a braccetto. Sarà solamente grazie al boom economico degli anni ‘60 che la popolazione femminile inizierà ad abbracciare davvero la mentalità usa-e-getta, complice anche il sempre maggior numero di donne che entravano a far parte a pieno titolo della forza lavoro. Con l'invenzione del dottor Earle Haas, vale a dire il Tampax, la rivoluzione fu compiuta.

Forse però non tutti/e sanno che in quegli anni ha visto la luce anche un altro prodotto, di cui si parla molto ultimamente ma che rimane avvolto nel mistero. La coppetta mestruale, inventata da Lenoa Chalmers, una donna. Questa alternativa fu però negli anni totalmente ignorata: cosa ci poteva essere di meglio dei semplici assorbenti usa e getta? Perché rinunciare a una comodità così faticosamente raggiunta? Oggi la tendenza sembra essersi invertita grazie in particolare a un rinnovato interesse alle tematiche ambientali e la coppetta mestruale si è perfino guadagnata una menzione su una rete nazionale in diretta televisiva. Sono stati creati anche altri prodotti molto più ecologici come gli assorbenti lavabili, gli slip assorbenti, il disco mestruale

Le mestruazioni occupano una grande parte della vita di una donna: quasi 2400 giorni per un totale di sei anni e mezzo. Quello che molte considerano un fardello individuale, un momento della propria vita da gestire in completa autonomia, ha in realtà un forte impatto sulla società e sul mondo in cui viviamo. E’ un peccato che sia proprio un’azienda la prima a fare qualcosa di concreto e visibile, letteralmente, a tutti, anziché la politica e le istituzioni, che continuano invece a vedere il ciclo come qualcosa di “disgustoso” o da prendere in giro, senza contare la noiosa retorica della donna debole e nevrotica perché mestruata. Tutti segnali indiscutibili di un maschilismo imperante negli ambienti pubblici e istituzionali. L’argomento viene quindi tendenzialmente ignorato o peggio strumentalizzato di volta in volta per la campagna politica di turno. 

E’ vero, si è iniziato a parlare di tampon tax, di congedo mestruale, delle rivendicazioni dei gruppi femministi in tutto il mondo, come quello del free bleeding, ma è ancora troppo poco. Non ci siamo mai neanche presi la briga di tradurre in italiano l’espressione ‘period poverty’, ovvero l’impossibilità per tantissime donne in tutto il mondo di avere accesso ai prodotti medico sanitari, all’educazione e alle strutture necessarie per una corretta gestione del proprio ciclo mestruale. Vale per le senzatetto e le carcerate nei paesi occidentali, ma anche e soprattutto per la maggioranza delle donne dei paesi in via di sviluppo. In Nepal ad esempio si viene bannate dalla comunità durante i giorni del ciclo, rischiando la morte, mentre in Africa molte ragazze non vanno a scuola non avendo i prodotti e i mezzi per gestire il proprio ciclo. 

La comunicazione di rottura dello spot Nuvenia quindi è quantomeno una preziosa testimonianza di un risveglio delle coscienze e del cambiamento del sentire della popolazione (nonostante le polemiche ben il 72% ha apprezzato la campagna). La verità è che la narrativa intorno alle mestruazioni è piuttosto complessa e affrontabile da molti punti di vista. Per fortuna appunto non tutti negativi: il documentario Il ciclo del progresso ha vinto il premio Oscar 2019 per il Miglior cortometraggio documentario e racconta la pacifica rivoluzione sessuale di alcune donne della campagna indiana. I tanto discussi assorbenti diventano il mezzo per ottenere l’indipendenza economica, grazie all’utilizzo di una macchina che produce assorbenti biodegradabili a basso costo, che vengono venduti poi ad altre donne.

Una visione obbligatoria per tutti, a portata di Netflix.

 

Cover Illustration by Ilaria Colombo