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Oltre la moda: chi era Franca Sozzani

nss G-Club ricorda la grande direttrice di 'Vogue Italia' con un piccolo omaggio

Oltre la moda: chi era Franca Sozzani nss G-Club ricorda la grande direttrice di 'Vogue Italia' con un piccolo omaggio

5 anni fa ci lasciava Franca Sozzani, una delle figure più importanti del panorama della moda italiana. Indomita, forte, capace di riconoscere il talento come pochi altri. In un’intera vita dedicata alla moda ha saputo trasformare Vogue Italia in una piattaforma per celebrare il potere dell'immagine e della fotografia, re-immaginando la rivista e gli abiti come un mezzo per affrontare qualsiasi questione sociale. È stata una donna che si è fatta strada contro il sistema e contro le convenzioni della società, una donna appassionata del suo lavoro, una pioniera. E questo l’ha resa iconica. Lo ha raccontato anche Anna Wintour in articolo commemorativo, la amica-nemica che per uno strano scherzo del destino è diventata per Franca famiglia, quando i loro figli, Francesco Carozzini e Bee Shaffer, si sono sposati.


Era destinata a una vita da “nullafacente di lusso”

Franca Sozzani nasce a Mantova il 20 gennaio 1950 in una famiglia borghese. Frequenta il collegio dalle Marcelline prima, il liceo classico poi e, infine, Lettere e Filosofia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La giovane Franca avrebbe preferito studiare fisica, ma il padre, ingegnere meccanico dirigente della OM (gruppo Fiat), pensava che non fosse la scelta giusta per una donna. Franca si laurea con una tesi in filologia germanica per ripicca, solo per dimostrare di essere in grado di ottenere il massimo dei voti nella materia più ostica. A 22 anni si sposa con un ragazzo incontrato a 15 anni, durante una vacanza a Sanremo. Dopo tre mesi il matrimonio è già finito. Dopo il fallimento del brevissimo matrimonio, parte per un viaggio in India con la sorella Carla, fondatrice di 10 Corso Como e, al suo ritorno, inizia quella che sarà un lunga carriera nel mondo della moda. Da ragazza, infatti, pensa di essere destinata a una vita da "nullafacente di lusso", ma ignora che il destino avrà in serbo per lei qualcosa di totalmente diverso. 

Ho sempre pensato che la mia vita fosse predeterminata per essere una vita normale: casa, bambini, golf. E poi ho deciso che questa non era la vita che avrei voluto avere. Non potevo stare a casa con i bambini e fare gli spaghetti. Non volevo attraversare la vita passando dal vestito bianco del battesimo alla lapide finale.


La Swinging London ha avuto un forte impatto sulla sua visione estetica

Dopo un matrimonio lampo, un soggiorno in India e un trasferimento a Berlino, Franca arriva a Londra. Qui si innamora dell’atmosfera di libertà, della boutique di Biba di Kensington e della moda.

Quando sono andata a Londra, ho trovato un mondo totalmente nuovo: non solo il mio approccio ai vestiti, ma anche il mio modo di vivere. Stavamo respirando una specie di aria completamente anti establishment. Forse nella mia testa non sono mai tornata. Si sentiva realmente l'odore della libertà, questo ha cambiato del tutto il mio modo di pensare. 


La moda entra nella sua vita quasi per caso

Come anche Miuccia Prada, Sozzani fa parte di una generazione di donne italiane che sono finite nella moda quasi per sbaglio. Il primo lavoro lo ottiene nel 1973.

Stavo finendo l’università, mi mancavano un paio di esami, quando ho letto sul Corriere della Sera un annuncio: "Cercasi ragazze livello universitario, ecc.". Allora alla Condé Nast c’era la tradizione di prendere ragazze di buona famiglia interessate alla moda e che costassero poco, proprio perché non avevano bisogno di guadagnare. Cercavano due persone: una per la redazione di Vogue bambini e una per la segreteria dell’Uomo Vogue. Feci il colloquio e mi presero per la segreteria. Ma io, con l’ingenuità dei vent’anni, di fronte a Franco Sartori, che allora era anche l’amministratore delegato, sbottai: "Non posso fare la segretaria, mio padre non me lo permetterebbe mai! ". E lui, gentilissimo: "Allora, prego, si accomodi". Poi è successo che la persona scelta per Vogue bambini non si è presentata, non ricordo più per quale motivo. E hanno richiamato me.

Racconta Franca. Di quel periodo, oltre ad una certa idiosincrasia per i bambini, ricorda due cose. La prima:

Ho deciso che volevo lavorare e fare la stylist e ho preso subito tutto sul serio. Era il '77, '78; la gente era molto orientata politicamente. Io venivo al lavoro vestita da Saint Laurent, e tutti gli altri erano hippie con i capelli lunghi, e dicevano sempre: "Oh, è troppo borghese", e a un certo punto mi sono tagliata i capelli e ho indossato solo jeans e ho iniziato un nuovo approccio. Ho detto: "Sono borghese, ma posso farcela, anche io."

La seconda è la reazione del padre:

Mi chiese cosa facevo, e io dissi che dovevo vestire i bambini, sai, come una babysitter. Gli ho detto che è come fare le pulizie. E lui ha detto: "Perché vuoi fare le pulizie?"


Ha scoperto i più grandi fotografi della nostra era

Idee e talento la portano fino a diventare direttrice di Lei (una sorta di Glamour) e poi della versione maschile, Per Lui. Quando il fotografo Oliviero Toscani (che, come racconta lei stessa all’epoca la reputava "una deficiente puntaspilli vestita Saint Laurent") lascia la rivista, Franca deve trovare nuovi talenti e comincia a lavorare con i fotografi che diventeranno, da lì in poi, i mostri sacri della fotografia di moda: Bruce Weber, Herb Ritts, Peter Lindbergh, Paolo Roversi, Steven Meisel, Max VadukulAriela Goggi, che ha passato trentasette anni al fianco di Sozzani, come vicedirettrice rievoca il primo loro primo incontro a New York con Mario Testino:

Siamo in questo appartamento e in qualche modo Mario Testino ottiene un appuntamento per farci vedere il suo portfolio. Si presenta alla porta, suona e Franca gli dice "No, no, guarda, scusami, io proprio ora non posso – non me lo dimenticherò mai! – devo lavarmi i capelli e non ho il balsamo, devo andarlo a comprare. Va beh, se proprio vuoi, accompagnaci e intanto ci fai vedere le foto". E così tutti e tre siamo andati a comprare questo balsamo, mentre Mario ci mostrava le sue foto. 

E gli altri?

Meisel insegnava illustrazione di moda alla Parsons School, Bruce Weber lavorava per GQ America e faceva dei servizi sui ragazzi nello sport, Herb Ritts era un fotografo di scena, Peter Lindbergh faceva più delle gag che delle fotografie. Da allora professionalmente siamo cresciuti insieme, io a loro ho dato un giornale su cui pubblicare – prima Lei e poi Vogue – a me loro hanno insegnato tantissimo in termini di creatività.

A tutti Sozzani ha sempre lasciato la possibilità di esprimersi liberamente, convinta che la moda potesse essere molto più che scarpe e borsette. E loro la hanno ripagata creando scatti, storie, mondi che hanno contributo a plasmare l’estetica contemporanea.


Vogue e il potere delle immagini

Nel 1988 Franca Sozzani diventa direttore di Vogue Italia, ruolo che ricoprirà per 28 anni fino alla morte nel 2016. La prima copertina: Robin MacKintosh in camicia bianca di Ferré, ritratta da Steven Meisel e tre parole: "Il nuovo stile". La cover che coincide con l’inizio di un periodo d’oro per la rivista ha, invece, come protagonista Madonna in un look alla Marilyn Monroe. Dietro all’obiettivo ancora Meisel, come sarà sempre fino al 2015. Storyteller d’eccezione, il fotografo si rivela il perfetto partner in crime di Franca per sovvertire le regole, dimostrando come l’iconografia di moda possa essere veicolo di contenuti. Il grande merito di "la Pedro Almodóvar dell'editoria di moda" (come l’ha definita l'art-director Fabien Baron) è aver intuito, molto prima del fenomeno di Instagram, il potere di un’immagine.

Perché qualcuno dovrebbe comprare Vogue italiano? Non lo farebbero - solo gli italiani leggono l'italiano. E io amo l'Italia e sono molto felice di essere italiana, ma ho sempre saputo che avremmo dovuto parlare con il resto del mondo, e il modo per farlo era attraverso le immagini. Che era il modo per attirare l'attenzione: spingere concetti attraverso immagini che altri paesi non avrebbero fatto. Oggi tutto il nostro linguaggio è visivo, e questo sembra normale. Ma quando ho iniziato...

La direttrice lo ripete in diverse interviste, sottolineando come sia riuscita così ad usare quello che sulla carta doveva essere solo "glossy", un giornale con bei cappotti e belle gonne, per lanciare messaggi. Audace e controcorrente, non ha paura di attirare critiche o rischiare il licenziamento, dedicando copertine e lunghi editoriali a temi di attualità, affrontando questioni sociali, politiche e persino ambientali. Nel 2008, anno in cui Barack Obama diventa il primo presidente nero degli Stati Uniti d'America, pubblica il Black Issue, un intero numero con Naomi Campbell in copertina dedicato alla bellezza delle donne di colore. Una denuncia, scattata ancora una volta da Meisel, contro il razzismo nel mondo della moda con lo scopo di evidenziare la mancanza di diversità. Ristampato due volte, il numero diventa il più venduto in assoluto di Vogue Italia. Tra gli altri lavori restano indimenticabili Belle vere con protagoniste modelle curvy; Horror Movie, editoriale di Meisel che racconta la normalizzazione culturale della violenza domestica contro le donne; Makeover Madness con Linda Evangelista, Missy Rider e Jessica Stam ad interpretare l’ossessione per la chirurgia estetica. Bellissimi gli scatti The Latest Wave/ Water & Oil, servizio ispirato dallo sversamento di petrolio della piattaforma Deepwater Horizon nelle acque del Golfo del Messico, con Kirsten McMenamy in versione sirena. 

Ora che Franca non è più alla direzione di Vogue Italia, l’attualità continua ad essere protagonista, ma in modo completamente diverso. Nel numero di Gennaio 2020, ad esempio, le foto sono state rimpiazzate da disegni e illustrazioni, una decisione del nuovo direttore Emanuele Farneti a favore della sostenibilità, definita come "la sfida a raccontare gli abiti senza fotografarli". Il giornalista crede in un Vogue più legato alla parole che all’immagini, fatto di articoli più lunghi, interviste e podcast, un lavoro di scrittura sulla moda, che prima non c’era. Per Sozzani erano le immagini a parlare un linguaggio universale. 


Il papa della moda

Giorgio Armani ha definito Sozzani "il papa della moda", alludendo al potere e all’influenza che il suo lavoro ha avuto nel mondo della moda. I suoi meriti sono tanti. È stata la prima a scegliere Naomi Campbell per la cover di Vogue e la prima aprire un portale online dedicato alla rivista. Con il Blog del Direttore e Vogue Encyclo ha coinvolto i lettori, tracciando con loro un filo diretto, mentre attraverso il progetto Who’s On Next ha promosso il lavoro dei giovani creativi. Instancabile, nel 1992 diventa madrina di Convivio, la più importante mostra-mercato di beneficenza organizzata in Italia per l’ANLAIDS e solo due anni dopo viene proclamata direttrice editoriale di CondèNast. Non ha paura di dire:

Le sfilate sono la cosa più noiosa che Dio abbia mandato in terra ma anche l'unica che consente di capire una collezione.

Né di dire:

Secondo me le persone dovrebbero comprare più specchi che abiti per vedersi prima di uscire: per inseguire la moda c’è gente disposta a tutto ma io penso che gli abiti debbano corrispondere alla propria personalità, questo è lo stile. Se devo diventare la testimonial di firme, una specie di prototipo di qualcun altro, allora che mi paghino.

Senza falsa modestia ammette:

Sì che sono una vincente! Non perché sia presuntuosa, ma perché tutte le mie idee hanno avuto successo. Sono una donna che lavora e lavora parecchio e si è battuta per le cose che ha voluto, anche rischiando, per tre volte mi stavano licenziando, ma se fai un lavoro in cui credi e hai la fortuna che ti riconoscono le cose che hai fatto, sì forse a quel punto hai potere, che vuol dire che hai vinto tu nell'esporre le tue idee. 


Ladylike

Il suo viso era ipnotizzante. Gli occhi azzurri, il sorriso aperto, incorniciato dai lunghi capelli biondi ed ondulati. Una figura botticelliana, esaltata da una silhouette esile. Il suo stile era molto femminile, fatto di tanti abiti, capotti, cardigan, gioielli dall’allure vintage ed un amore per YSL e Azzedine Alaïa.

Voglio essere me stessa. Non mi interessa cosa sia o non sia di moda, non sono una fashionista, sono una persona con stile, che vuole mantenere il suo stile. Mi piace il colore, mi piacciono i classici con un tocco, amo i gioielli, ma il mio stile è difficile da esprimere a parole. È importante sentirsi se stessi.

Diceva, ma il figlio Francesco, che ha donato quasi l’intero guardaroba della direttrice a favore della ricerca sulla genomica preventiva, la ricorda così:

Amo molto il suo periodo "black", quando penso a lei la vedo vestita di nero. Negli anni Novanta e Duemila. Poi sono andato in America e l’ho vista poco. Tutto il floreale e print e colorato mi piace meno, perché è meno lei, per me. Ma gli ultimi anni era così. 

Preferiva avere un aspetto naturale e adottare piccoli accorgimenti, come aveva raccontato a Into the gloss. Ad esempio, da Peter Lindbergh aveva imparato che non bisogna mettere colori scuri negli angoli interni degli occhi, ma solo negli angoli esterni, perché li rende molto più belli.


Chaos and Creation

Franca Sozzani: Chaos and Creation è il film-documentario (disponibile in streaming su Netflix) diretto da Francesco Carrozzini, poi diventato anche un libro edito da Assouline. Presentata alla Mostra del Cinema di Venezia nel settembre 2016, è la lettera d’amore di un figlio ad una madre molto speciale. Sono Franca e Francesco che ridono, parlano, svelano segreti di famiglia. Elegantissima, gelosa della sua privacy, Sozzani regala frammenti di sé: i genitori, le ottime scuole, le vacanze al mare, l'amore per Saint Laurent che ha permesso alle donne di vestirsi come un uomo, il forte impatto di Londra nella sua vita. Nelle sue parole c’è la madre amorevole e atipica che va a prendere a scuola Francesco accompagnata da Naomi Campbell, l'algida direttrice editoriale di Condè Nast Italia, la ribelle che ha reso famosi molti stilisti emergenti col concorso "Who's on Next", ha valorizzato molti nomi importanti della moda italiana, ma anche l'ambasciatore globale contro la fame per il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite e la persona che ha sostenuto la ricerca contro l’AIDS o lo IEO (fondazione creata da Umberto Veronesi per finanziare la ricerca sperimentale dell’Istituto Europeo di Oncologia).