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L'evoluzione dell'abbronzatura nell'estetica femminile

Le sfumature di colorito cambiano con gli sviluppi sociali

L'evoluzione dell'abbronzatura nell'estetica femminile Le sfumature di colorito cambiano con gli sviluppi sociali

Qualcuno si è un po’ allarmato in termine positivo - quando tra i mille boom lanciati su TikTok è arrivato il Sunburn Blush, ovvero l’effetto scottatura sul viso regalato solo ed esclusivamente dalla generosa applicazione di blush in crema e un sapiente gioco di polveri. Scelta saggia quella della generazione che detta le leggi del momento, e che ora prediligerebbe una tintarella fake, data appunto da un generoso strato di trucco o da un uso cospicuo - ma fatto ad arte, dopo uno scrub - di autoabbronzante. Il perché la Gen Z, rispetto ai fratelli maggiori, sia piuttosto contraria ai raggi UV, e si esponga al sole con un generoso strato di SPF alto ben spalmato addosso, dipende dalla presa di coscienza che i basaliomi e, nei casi peggiori, i melanomi della pelle sono davvero pericolosi, a furia di sentirsi ripetere di dover mettere la crema e non fare il bagno dopo mangiato. Un allarme arrivato anche dalla società in cui viviamo, dove si parla sempre più del peso del surriscaldamento globale anche sulla pelle, unito ad altre insidiose minacce come le polveri sottili e la luce blu, causa di invecchiamento cellulare e di rughe precoci. Insomma ora essere di un tono più dorato rispetto al colore della propria pelle non sembra essere più una grande preoccupazione di chi va in vacanza. Complice anche l'era di Bridgerton, che ha fatto un po' tornare le donne a essere desiderose di un incarnato regale, e di apparire come nobildonne che si muovono in città con ombrellini chic protettivi del sole. Ma ad ogni modo: fan o meno dell'abbronzatura, l'importante è usare le dovute precauzioni (e ci riferiamo anche a non abbondare con il self tanning, prima di assomigliare ad Anne Hathaway ai tempi del film Bride Wars).

L'abbronzatura è forse la più dibattuta tendenza di tutti i tempi, associabile per altro ai cambiamenti socio-culturali della nostra società, che nasceva come il carattere distintivo dei ceti sociali nell’Antica Roma. Fino alla rivoluzione industriale chi si abbronzava lavorava al sole tutto il giorno, come gli agricoltori e gli operai, non stava sotto l’ombrellino alla Bridgerton. Perciò, fino agli inizi del 1900, l'abbronzatura veniva vista come poco chic e il pallore era un chiaro segno di benessere economico. Pallore che, se ci fate caso, era sempre dipinto dai pittori: ecco perché anche la Venere del Botticelli, che vive in una conchiglia sull’acqua, ha una pelle color porcellana e non dorata. Entrando nel ventesimo secolo, anche grazie alla scoperta del professore Niels Finsen che il lupus vulgaris si poteva curare con la luce ultravioletta, secondo la sua scienza della fototerapia basata sulla carenza di vitamina D nel corpo, i ceti più alti iniziarono a vedere la luce del sole come un alleato di salute. A dare scalpore fu invece Coco Chanel, che per prima, negli anni Venti, diede inconsapevolmente il via alla tendenza del viso che oggi chiamiamo “baciato dal sole”, proprio perché, quando era in vacanza tra Biarritz e Deauville, mete dove per altro aprì le sue prime boutique, amava prendere un po' di sole in viso, senza mai abbronzare le mani, che una nobildonna doveva sempre mantenere candide per essere ritenuta tale. 

 

La svolta dopo la seconda guerra mondiale

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L'incarnato bonne mine, ovvero le gote rosate, divenne sinonimo di buona salute. Una tendenza che, purtroppo, iniziò a causa dei campi di concentramento, dove le donne, per apparire in salute e poter sopravvivere, erano solite pitturarsi le guance con una punta di sangue prima delle visite ordinarie di controllo. Questo perché, negli anni precedenti alla guerra, avere un colorito rosato - come oggi insegna il Sunburn Blush - era già sinonimo di buona salute. Tendenza che si è poi evoluta, fino a esplodere, negli anni Settanta, proseguendo negli Ottanta con la creazione dei Solarium. Alle donne degli anni d’oro del movimento hippie piaceva infatti trasformarsi in lucertole da spiaggia, rinunciando persino alla pausa pranzo pur di prendere tutto il sole possibile e immaginabile e tornare a casa con la pelle color carbonella. Situazione che ha aumentato proprio in quelle donne il rischio di melanoma, oltre alla formazione di macchie e di rughe precoci. Una situazione dermatologica sempre appesa a un filo a causa del sole, che oggi tanto preoccupa i più giovani (del resto gli Y sono i genitori degli X). I Millennials si sono fatti più furbi: è bene prendere il sole per un booster di vitamina D ma con la dovuta protezione, evitando per esempio le ore più calde per esporsi. Gli Zeta, dal canto loro, hanno affinato ancora di più la tecnica, optando per escamotage, come per esempio spalmare l'olio glitterato sul corpo per aumentare il tono della pelle o cedere al make-up Sunburn Blush, completato da tocchi di autoabbronzante e di lentiggini create ad arte con una matita apposita, per dare l’idea di un incarnato sano e naturale.

La morale? Oggi siamo liberi di scegliere se abbronzarci o meno, qualsiasi sia il tono della nostra pelle, e senza dover per forza seguire una tendenza per essere accettati dalla società. Quindi a ognuno la sua tintarella, purché responsabile.